La 79ª Assemblea Mondiale della Sanità, in corso a Ginevra dal 18 al 23 maggio 2026, si svolge in un clima segnato da nuove emergenze sanitarie, crisi climatiche, allarmi digitali e tensioni geopolitiche. Formalmente si parla di prevenzione, cooperazione e salute globale. Nella pratica, però, emerge un modello molto più ampio: la salute viene sempre più utilizzata come infrastruttura politica e amministrativa capace di inglobare epidemie, clima, dati, tecnologie, piattaforme digitali e comportamenti sociali.
L’OMS arriva a questa Assemblea in una fase delicata. Dopo l’uscita degli Stati Uniti, completata nel gennaio 2026, l’organizzazione ha perso uno dei suoi principali finanziatori e deve rafforzare il proprio ruolo internazionale. In questo contesto, ogni emergenza sanitaria diventa anche un’occasione per riaffermare centralità, autorità e necessità operativa.
L’epidemia di Ebola tra Congo e Uganda rappresenta il caso più evidente. Alla vigilia dell’Assemblea, l’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale legata al ceppo Bundibugyo. I numeri mostrano però un elemento cruciale: centinaia di casi sospetti contro poche decine di conferme ufficiali. Questo scarto evidenzia quanto la gestione delle epidemie dipenda dalla capacità tecnica di testare, trasportare campioni, elaborare dati e costruire mappe epidemiologiche. In altre parole, la crisi sanitaria non viene raccontata solo dal virus, ma anche dalla capacità delle strutture amministrative di “vedere” il fenomeno.
L’emergenza diventa anche uno spazio amministrativo
Da qui nasce un punto centrale: più il dato è fragile e incompleto, più cresce il bisogno di coordinamento, procedure straordinarie, laboratori, fondi, tracciamenti e controllo internazionale.
Lo stesso schema si ripete con l’hantavirus. Nonostante i casi siano numericamente limitati, l’episodio della nave MV Hondius ha riattivato protocolli internazionali, farmaci sperimentali, sistemi di sorveglianza e comunicazione d’emergenza. Ogni focolaio, anche circoscritto, viene trattato come possibile anticamera della prossima crisi globale.
Parallelamente, l’OMS continua a lavorare sull’accordo pandemico internazionale e sul sistema PABS, dedicato alla condivisione di patogeni e dati biologici. Dietro il linguaggio dell’equità sanitaria si muove però una partita strategica fatta di biotecnologie, brevetti, vaccini, accesso ai dati e controllo delle catene produttive.
Il clima trattato come emergenza sanitaria
Il fronte più delicato riguarda il clima. Alcuni organismi collegati all’OMS stanno chiedendo che la crisi climatica venga trattata come emergenza sanitaria internazionale. Questo sposterebbe ambiente, energia, trasporti e consumi dentro una logica sanitaria permanente, basata su monitoraggio, prevenzione, standard e gestione dei comportamenti collettivi.
Anche i social media entrano nel perimetro sanitario. L’evento “Lost Screen Memorial”, sostenuto a Ginevra con la partecipazione di Tedros, collega i danni psicologici dei social alla necessità di nuove regolamentazioni digitali. Il risultato è un allargamento progressivo del concetto di salute: non più solo cura delle malattie, ma gestione dei rischi sociali, ambientali e informativi.
Il potere contemporaneo non si presenta più come imposizione diretta, ma come protezione tecnica. La salute diventa così il linguaggio attraverso cui si costruiscono nuove forme di governance permanente.

