Anthony Fauci, immunologo statunitense ed ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, si è presentato al Senato degli Stati Uniti per l’udienza del 29 luglio 2026, convocato dal senatore Rand Paul per rispondere sui diari personali, sulle origini della pandemia e sulle ombre legate ai finanziamenti alla ricerca a Wuhan. Il risultato è stato un muro di gomma: silenzio assoluto e ricorso immediato al Quinto emendamento.
L’ex direttore del NIAID, che ha guidato l’istituto dal 1984 al 2022 ed è stato una delle figure centrali della gestione della pandemia negli Stati Uniti, ha motivato la scelta accusando Paul di aver trasformato l’inchiesta in un’ossessione personale e in una trappola giudiziaria pensata per indurlo all’autoincriminazione. Una decisione che, pur senza valore di condanna formale, fotografa la certezza di un rischio penale concreto. Lo scontro si è subito spostato sulla grazia preventiva concessagli da Joe Biden: per Paul lo scudo presidenziale elimina qualsiasi diritto al silenzio, mentre i legali di Fauci hanno sbarrato la strada paventando nuove contestazioni non coperte dal provvedimento. Il clima si è surriscaldato al punto che la polizia del Campidoglio, su ordine diretto di Paul, ha scortato fuori dall’aula l’avvocato David Schertler per aver travalicato i limiti consentiti durante l’interrogatorio.
Sul piano politico, la commissione ha mostrato una spaccatura netta. I democratici hanno denunciato un processo farsa allestito per fabbricare un capro espiatorio, avvertendo che l’uso strumentale delle audizioni devasta la funzione del controllo parlamentare e terrorizza la comunità scientifica. Sul fronte opposto, i repubblicani – con in testa Ron Johnson – hanno picchiato duro su vaccini, terapie alternative e sull’ipotesi del contagio da laboratorio, attingendo a piene mani dalle carte che dal 2001 al 2015 e per tutto il 2020 documentano la distanza tra i dubbi riservati della tecnocrazia e l’intransigenza dei proclami pubblici.
Nel cono d’ombra rimangono così i nodi più insidiosi, a partire dai finanziamenti all’EcoHealth Alliance: l’organizzazione non-profit statunitense che, attingendo ai fondi federali erogati dal NIAID di Fauci, ha veicolato risorse all’Istituto di virologia di Wuhan per lo studio dei coronavirus. La trama dei flussi di denaro, la catena delle responsabilità e i buchi della gestione pandemica restano protetti dal silenzio dell’uomo che per decenni ha guidato la sanità americana, sospeso tra il ruolo di perno intoccabile del sistema e quello di bersaglio perfetto scelto per salvarlo. Foto: YouTube

