Playmastermovie, nella figura del regista Alessandro Amori, sta realizzando un documentario dedicato a uno dei temi più sorprendenti e ancora poco esplorati della salute contemporanea: il potere nascosto del digiuno secco. Una pratica quasi sconosciuta in Italia e nel resto del mondo, avvolta da miti e incomprensioni, ma che oggi sta attirando l’interesse di ricercatori, professionisti e appassionati del benessere.
Per andare oltre le semplificazioni e offrire una visione chiara, documentata e accessibile, abbiamo scelto di intervistare alcune delle voci più competenti e coraggiose del panorama italiano. Tra queste, una delle più autorevoli è la biologa Ethel Cogliani, fondatrice del metodo IMMUNOREICA, divulgatrice, ricercatrice indipendente e autrice di libri che hanno segnato una svolta nel modo di comprendere la salute.
Dottoressa Cogliani, ci racconti chi è e qual è stato il percorso che l’ha portata fino a qui.
Sono uscita dall’Università come biologa molecolare e il mio futuro sarebbe dovuto essere tra provette e chimiche farmaceutiche. Ma sembra che il mio destino non fosse quello. Infatti, a seguito di un problema neurologico infantile riscontrato in mio figlio (sindrome di Tourette) mi fu posta davanti un’enorme sfida: «Signora, se LEI riesce a trovare una soluzione per suo figlio prima dei 14 anni, lo salva dagli psicofarmaci».
Tutto è iniziato così: con una laurea in mano e l’incapacità di aiutare mio figlio.
Con il tempo mi sono affacciata al mondo della nutrizione evolutiva e funzionale, che è diventata la base del mio protocollo IMMUNOREICA. Questa alimentazione è volta a modulare il sistema immunitario riducendo il carico infiammatorio e coadiuvando il corpo nei processi di smaltimento e recupero. Già nell’approccio utilizzato il digiuno intermittente era la base, quindi era nella filosofia che mi ha portato ad approcciare al digiuno prolungato la consapevolezza che nelle pause tra un pasto e l’altro vi fosse una sorta di “magia”.
Tutto il mio protocollo si è sviluppato nell’idea che le malattie croniche infiammatorie possano essere arginate e ridotte, fino a togliere le cure base intervenendo sulle cause che mantengono perturbato il sistema immunitario. Che siano autoimmuni, degenerative o oncologiche: mentre il farmaco combatte la malattia, ci deve essere un supporto al corpo che lo sostenga affinché non soccomba prima che la malattia venga debellata.
La mia idea, sin dall’inizio, è sempre stata quella di affiancare alle cure ufficiali qualcosa che permettesse, nel tempo, di ridurre progressivamente la loro necessità.
Questo mi ha portato a mettere insieme tre branche fondamentali: alimentazione, digiuno e psicosomatica.
Negli ultimi anni il mio intento è stato quello di contribuire a strutturare il digiuno secco in Italia in modo scientifico, clinico e replicabile, portandolo fuori dagli ambiti marginali e costruendo un modello osservazionale che oggi può davvero diventare base di ricerca.
Come arrivare a scegliere questi strumenti, se non con l’approccio sperimentale-scientifico della mia formazione molecolare? Ho infatti applicato l’approccio scientifico alla pratica clinica: un esperimento deve essere replicabile in qualsiasi condizione, e se non lo è bisogna studiare le variabili che impediscono la replicazione.
Così, ogni giorno, su ogni paziente, da ormai 12 anni, ho selezionato ciò che funziona e ciò che non funziona, ciò che funziona solo su pochi e ciò che funziona sulla maggior parte, fino ad affinare quello che chiamo protocollo IMMUNOREICA, di cui il digiuno terapeutico (soprattutto secco) è parte integrante.
Come è entrata in contatto per la prima volta con il digiuno secco?
Il digiuno secco è arrivato nella mia vita per caso, in un’estate di ormai 8 anni fa (2018), in un momento di ricerca che andasse oltre alcuni casi non risolvibili con il semplice “mangiare bene”. Lessi un estratto della monografia del dottor Filonov sul digiuno secco: solo 13 pagine, ma che mi aprirono un mondo.
Non ero nella pelle: volevo sperimentarlo subito. E infatti lo feci… il giorno stesso. E non andò così bene.
Ma non mi sono arresa.
Ho comprato il libro, l’ho studiato, ho rimarcato ogni punto chiave, mi sono preparata e il 12 agosto 2018 ho fatto il mio primo digiuno secco “vero”. Da lì un universo si è aperto: dalle prime sensazioni di disagio, euforia, lucidità, fino alla consapevolezza che questa pratica richiedeva studio e applicazione rigorosa.
Ho coinvolto i miei pazienti, come parte di un percorso osservazionale più ampio, per comprendere limiti e potenzialità. È stato un periodo professionalmente esaltante: studio, verifica, correzione continua e un infinito ritorno di feedback.
Poi, il 30 marzo 2019, ho passato una giornata con Sergej Filonov e Vera Bani. Roma–Treviso–Roma in un giorno, ma ne è valsa la pena. Ho portato uno zaino di domande e sono tornata con una valigia di risposte.
Quella giornata ha determinato la mia direzione come professionista e come studiosa.
Sempre a luglio dello stesso anno mi sono diretta a Sturjan per il mio primo digiuno prolungato. Un viaggio che ricorderò per il resto della mia vita e che ne ha cambiato il corso per sempre.
E oggi, in Europa, si sta cercando un punto di riferimento autorevole per questa pratica: è mio intento contribuire a costruire un’infrastruttura culturale e scientifica che porti questa pratica all’attenzione come merita.
Qual è stata la sua esperienza personale con il digiuno secco?
Sperimento tutto su di me prima di proporlo. Dal primo digiuno ne sono seguiti tantissimi:
– 42 ore ogni settimana
– 2–3 giorni consecutivi ogni 2–3 mesi
– 2 digiuni da 5 giorni
– 3 digiuni da 7 giorni
– 300 persone guidate a distanza
– decine di pazienti portati ai ritiri
– protocolli specifici creati per varie condizioni
Con l’esperienza ho scoperto un mondo emotivo, mentale e fisico che nessun libro racconta. Ho capito che ciò che appare negativo è spesso un segnale positivo di riorganizzazione. Ho sfatato miti, reinterpretato sintomi, osservato trasformazioni profonde.
E soprattutto: ho scoperto che un corpo che digiuna segue regole diverse da un corpo che mangia. Il campo di gioco cambia.
Ciò che un corpo e una mente possono fare liberi da sovraccarichi… è quanto di più vicino al miracolo si possa osservare in fisiologia.
Oggi dispongo di un archivio osservazionale unico in Italia, raccolto in anni di pratica personale e clinica: ed è questa base di dati e testimonianze che permette ora di proporre il digiuno secco al mondo scientifico con serietà.
Ho potuto sfatare molti miti e, studiando, ho capito che c’è una parte inosservata della fisiologia che sta lì pronta a essere scoperta.
Ho scoperto che le regole che sottendono un corpo che mangia non sono le stesse di un corpo in digiuno e che il campo di gioco si trasforma. Ho scoperto che non si può capire il digiuno se non lo si è mai fatto… soprattutto il digiuno secco. Questo perché il digiuno secco supera, anche solo concettualmente, molti limiti mentali imposti… e non è facile anche solo pensare di farlo.
Se non esistono i miracoli, quello che un corpo e una mente liberi dai limiti possono fare penso sia la cosa più vicina al miracolo che si possa ottenere su questa Terra.
È stato un viaggio di osservazione: misurato, prudente, profondamente informativo… e voglio continuarlo perché so che mi darà tanto.
In che modo la sua professione si intreccia con questa pratica?
Il mio lavoro mi permette di guardare il digiuno secco con due lenti:
- La lente biologica:
omeostasi, adattamenti, compensazioni, equilibri molecolari. - La lente clinica:
valutazione dei rischi, contesti, condizioni, personalizzazioni.
Grazie alla mia formazione posso distinguere l’esperienza personale da ciò che è analizzabile, ripetibile, studiabile. Grazie alla clinica posso ascoltare senza cadere nel “per me è così”.
Il digiuno secco è diventato così un territorio di indagine serio: non una promessa, non una minaccia, ma una possibilità concreta di riformulare il rapporto tra salute e malattia.
Ho sviluppato un impianto metodologico che consente di osservare il digiuno secco con parametri ripetibili e documentabili — un passo necessario affinché questa pratica entri finalmente nel panorama clinico occidentale.
Che cosa ha osservato nelle persone che ha accompagnato nel digiuno secco?
Le trasformazioni sono molteplici:
– Fisiche: processi depurativi, riduzione del carico infiammatorio, nuova percezione sensoriale.
– Mentali: chiarezza, lucidità, osservazione delle abitudini compulsive.
– Emotive: emersione di memorie, resistenze, paure che finalmente si sciolgono.
C’è un mondo oggettivo — le reazioni biochimiche e fisiologiche che avvengono quando il corpo può svolgere le sue funzioni naturali di smaltimento, ripristino e rinnovo dei tessuti — e uno soggettivo: emozioni contrastanti, pensieri, intuizioni, momenti di profonda riflessione ed estrema lucidità.
Molti raccontano una disconnessione dai meccanismi compulsivi e una rinnovata percezione del corpo, dei sapori, degli odori.
Dal punto di vista spirituale emerge spesso una forma di “iniziazione”: la persona scopre la propria capacità di attraversare una pratica impegnativa e ne esce più responsabile, più autonoma, più consapevole di ciò che può fare. Spesso infatti la frase più comune è: «Mi aspettavo molto peggio». E ad ogni digiuno, in realtà, va sempre meglio.
Quando il cibo viene sospeso emergono dinamiche interiori che di solito vengono coperte o evitate. È lì che si scopre la reale forza del digiunante, perché il vero lavoro lo fa la mente, non il corpo. Il corpo ha una memoria cellulare di miliardi di anni. La mente, invece, conosce solo ciò che ha vissuto nella vita corrente: si allarma, entra in sofferenza, ma è superando la paura che scopriamo chi siamo davvero.
Qual è la sua visione generale del digiuno secco?
Il digiuno secco è una pratica che merita equilibrio, sì — ma che rappresenta una risorsa essenziale in un mondo inquinato e iperstimolato.
Ha una potenza depurativa unica.
Riduce i tempi rispetto al digiuno idrico (1/3).
Evita molti effetti collaterali dei digiuni “commerciali”, ovvero quelli che contemplano altre risorse (integratori, sali minerali, tisane).
Ma soprattutto insegna un principio che la scienza occidentale sta solo ora riscoprendo:
Il riposo biologico è un atto terapeutico.
Per me il digiuno secco è una frontiera: non da idealizzare o fanatizzare, né da temere.
Da studiare.
Da comprendere.
Da integrare.
L’Italia e l’Europa sono pronte per un nuovo paradigma: questa pratica sarà uno dei suoi pilastri.
Qual è il suo auspicio per il futuro del digiuno secco nel contesto scientifico e sanitario?
Il mio desiderio più grande è che tutto ciò che Filonov mi ha trasmesso e tutto ciò che ho osservato in anni di pratica possa finalmente ricevere una base scientifica riconosciuta anche in Occidente.
Vorrei che il digiuno secco diventasse un terreno di dialogo multidisciplinare:
biologi, medici, nutrizionisti, psicologi, antropologi.
Che smettesse di essere confinato alle testimonianze individuali e diventasse oggetto di ricerca strutturata.
Il digiuno secco può contribuire a nuove domande sulla fisiologia umana, sull’adattamento, sulla resilienza e sulla longevità.
In questo periodo storico siamo alla ricerca di qualcosa che ci elevi oltre l’ordinario e apra nuove frontiere di auto-consapevolezza. Il digiuno secco potrebbe essere una chiave.
Come possono le persone entrare in contatto con lei?
Il mio lavoro vive su più piattaforme: YouTube, Facebook, Instagram, il sito www.immunoreica.com
Lì si trovano testimonianze, protocolli, percorsi personalizzati, libri (7, di cui 3 dedicati al digiuno secco), una rivista e i ritiri di digiuno, sia brevi (di gruppo) che prolungati (personalizzati e da valutare con gli operatori).
Nella mia divulgazione unisco parte scientifica e parte umana: dati, studio, sensibilità, esperienza.
Chi desidera avvicinarsi a questi temi trova nei miei canali non solo informazioni, ma un contesto sicuro, seguito e consapevole.

