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vaccini materni

Vaccini materni: la nuova frontiera di Gates parte dal grembo

di Redazione Playmastermovie

In un recente articolo pubblicato sul sito della Bill & Melinda Gates Foundation, Gates elogia il lavoro del Dr. Shabir Madhi, il ricercatore sudafricano che promuove quella che chiama “la nuova frontiera dell’immunizzazione”: i vaccini materni, cioè somministrati direttamente alle donne in gravidanza.

In un’epoca in cui negli Stati Uniti un bambino riceve fino a 72 dosi di vaccini entro i 18 anni, secondo lo schedule del CDC, si potrebbe pensare che la fame di immunizzazione dell’industria farmaceutica sia ormai sazia. E invece no. Secondo Bill Gates, quel numero è solo l’inizio.

L’obiettivo dichiarato è “salvare milioni di vite”, proteggendo i neonati nei primi tre o sei mesi di vita da infezioni come il virus respiratorio sinciziale (RSV) e lo streptococco di gruppo B (GBS). La Fondazione definisce questa strategia una “opportunità enorme”.

Dove sono gli studi indipendenti e a lungo termine sugli effetti di stimolare artificialmente il sistema immunitario in utero, durante lo sviluppo neurologico e fisiologico più delicato?

Big Pharma spinge i vaccini materni: 72 dosi non bastano più

Oggi un bambino americano riceve decine di iniezioni per malattie rare o non letali. Invece di ridiscutere questa bulimia di iniezioni, la risposta del filantrocapitalismo di Gates è: iniziamo prima. Non alla nascita, ma direttamente nel grembo materno.

Globalizzare questo approccio significa esportare un paradigma medico aggressivo, trasformando ogni gravidanza in un’occasione di somministrazione preventiva. Il problema è l’assenza di un dibattito democratico su come, quando e a chi tocca decidere.

Perché mentre Gates parla di “opportunità enorme”, la voce di chi porta in grembo una nuova vita rischia di contare sempre meno. La nuova frontiera dei vaccini non passa più solo per le braccia dei nostri figli, ma anche per ciò che di più intimo esiste: l’utero.

Bill Gates può credere che i vaccini in utero siano la prossima grande frontiera, ma per molti restano aperte domande etiche e scientifiche:

  • Chi stabilisce cosa sia necessario per ogni gravidanza?

  • Esiste davvero il consenso informato globale?

  • E chi controlla i conflitti di interesse di chi finanzia ricerca, produzione e politiche sanitarie?

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