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Hantavirus, lo scopritore del ceppo Andes: “Il panico è pura follia”

Hantavirus, lo scopritore del ceppo Andes: “Il panico è pura follia”

di Redazione Playmastermovie

L’Hantavirus torna improvvisamente al centro dell’attenzione mediatica dopo i casi registrati sulla nave da crociera Hondius, dove otto persone sono risultate contagiate e tre sono morte. Ma mentre titoli allarmistici e ipotesi di nuove emergenze sanitarie iniziano a moltiplicarsi, dal Cile arriva una voce che invita a distinguere la realtà scientifica dalla paura collettiva.

A parlare è Juan Bertoglio, immunologo dell’Universidad Austral di Valdivia e scopritore, oltre quarant’anni fa, del ceppo Andes dell’Hantavirus. In una lunga intervista rilasciata alla Nuova Bussola Quotidiana e firmata dal giornalista Andrea Zambrano, Bertoglio ridimensiona drasticamente il rischio globale legato al virus, definendo “pura follia” ogni tentativo di generare panico o immaginare scenari simili a quelli vissuti durante il Covid.

Il professore spiega che il ceppo Andes presenta una caratteristica particolare: ha una patogenicità molto elevata ma una contagiosità estremamente bassa. In sostanza, chi si ammala può sviluppare forme molto gravi della malattia, ma le probabilità di contagio restano minime. Bertoglio usa una metafora efficace: “È come un vaso di fiori che cade da un balcone. Se ti colpisce può ucciderti, ma la probabilità che accada è bassissima”.

Secondo l’immunologo, il vero problema nasce dalla comunicazione pubblica e dalla gestione psicologica dell’emergenza. Bertoglio sostiene che, nonostante quarant’anni di monitoraggio in Cile e Argentina, non sia mai stata dimostrata in modo certo una trasmissione stabile da uomo a uomo del ceppo Andes. I casi sospetti, compreso quello della nave da crociera, sarebbero compatibili anche con esposizioni ambientali comuni in spazi chiusi contaminati da roditori infetti.

Un vaccino non avrebbe alcuna logica sanitaria

L’Hantavirus, infatti, si trasmette principalmente attraverso polvere contaminata da saliva o feci di topi. Bertoglio collega l’aumento dei casi registrati in Sud America anche a modificazioni ambientali e disboscamenti che hanno alterato l’habitat naturale dei roditori, spingendoli verso aree frequentate dall’uomo.

Uno dei passaggi più duri dell’intervista riguarda l’ipotesi di sviluppare nuovi vaccini, soprattutto con tecnologia mRNA. Bertoglio parla apertamente di “assurdità”, sostenendo che un vaccino di massa per un virus così poco contagioso non avrebbe alcuna logica sanitaria. L’immunologo rivela inoltre che la sua equipe ha sviluppato anticorpi naturali ricavati dall’alpaca, definiti particolarmente efficaci nel contrastare il virus.

Il timore espresso dal professore è che si stia riproponendo lo stesso schema comunicativo già visto durante il Covid: notizie allarmistiche, pressione emotiva, paura collettiva e anticipazione di soluzioni farmacologiche prima ancora che esista un reale rischio pandemico.

Per Bertoglio la linea da seguire è opposta: monitoraggio serio, informazione rigorosa e nessuna trasformazione dell’Hantavirus nell’ennesima emergenza globale permanente.

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