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Taormina e la denuncia sulla “Famiglia del Bosco”: un atto d’accusa contro la giustizia minorile

di Redazione Playmastermovie

In un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, l’avvocato Carlo Taormina ha commentato il caso della cosiddetta Famiglia del Bosco, definendolo non un episodio isolato, ma il simbolo di una deriva più ampia e strutturale del sistema giudiziario italiano, in particolare nell’ambito della giustizia minorile.

Secondo Taormina, quanto accaduto rappresenta “l’emblema dell’arroganza e dell’illegalità costituzionale” che caratterizzerebbero una parte significativa della magistratura. La sua analisi va oltre il singolo caso e si trasforma in una critica radicale allo strapotere dello Stato nella sfera privata dei cittadini. La giustizia, scrive, viene percepita come un problema solo quando colpisce direttamente, mentre le sue “nefandezze” restano invisibili finché riguardano altri.

Il giurista parla apertamente di violenza istituzionale esercitata sulla famiglia, sostenendo che ciò che emerge pubblicamente è soltanto “la punta dell’iceberg”. A suo giudizio, le eccezioni di magistrati che agiscono nel pieno rispetto della legge e dei diritti costituzionali sarebbero ormai rare. Il problema, dunque, non sarebbe episodico ma sistemico.

Carlo Taormina sull’ingerenza dello Stato

Particolarmente dura è la sua posizione sull’ingerenza dello Stato nei rapporti familiari: tra coniugi, tra genitori e figli, e nella vita dei minori. Taormina ribadisce che solo comportamenti realmente criminosi dovrebbero giustificare l’intervento pubblico, mentre oggi si assisterebbe a un uso estensivo e arbitrario del potere giudiziario, che finisce per comprimere diritti personalissimi e libertà fondamentali.

Nel suo intervento, l’avvocato insiste sul concetto di responsabilità genitoriale, affermando che l’educazione dei figli spetta ai genitori – padre e madre – secondo i propri valori, costumi e convinzioni morali, senza imposizioni ideologiche o sociali. La magistratura, sostiene, non si limiterebbe ad applicare norme, ma contribuirebbe attivamente ad ampliare il controllo dello Stato sulla vita privata.

Un passaggio centrale riguarda la giustizia minorile, descritta come un sistema composto da magistrati spesso poco motivati e da una rete di assistenti sociali definita “vergognosa”, accusata di agire con cinismo e cattiveria, soprattutto nei procedimenti di sospensione della responsabilità genitoriale. In questo contesto, Taormina invoca una riforma globale, in cui i provvedimenti più drastici tornino a essere eccezioni e non prassi, e in cui le famiglie vengano accompagnate e sostenute, anziché criminalizzate.

Il caso della Famiglia del Bosco, conclude, sarebbe la dimostrazione di un vero e proprio vilipendio dei diritti naturali, con minori che diventano oggetto di decisioni assimilabili, nelle sue parole, a un sequestro di persona. Un’accusa grave, che riapre un dibattito destinato a far discutere.

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