Non è il titolo di una poesia, ma l’oscura testimonianza lasciata a futura memoria da Mario Draghi, nel discorso più democratcamente pericoloso che si sia mai ascoltato a Montecitorio dal secondo dopo guerra.
Ognuno tragga le prorie conclusioni soppesando nel proprio animo ogni parola pronunciata da quest’uomo.
“Nel discorso di insediamento che tenni in quest’aula, feci esplicitamente riferimento allo “spiritore pubblicano” del Governo, che si sarebbe poggiato sul presupposto dell’unità nazionale. In questi mesi, l’unità nazionale è stata la miglior garanzia della legittimità democratica di questo esecutivo e della sua efficacia.
Ritengo che un Presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile.
Questo presupposto è ancora più importante in un contesto di emergenza, in cui il Governo deve prendere decisioni che incidono profondamente sulla vita degli italiani. L’amplissimo consenso di cui il Governo ha goduto in Parlamento ha permesso di avere quella “tempestività” nelle decisioni che il Presidente della Repubblica aveva richiesto.”
— Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri non eletto
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Immagine di copertina: webtv.senato.it

