Restrizioni sempre meno limitanti nella Penisola iberica, soprattutto nella maggior parte delle comunità autonome.
In Catalunya da venerdì scorso non è più necessario l’uso del pasaporte Covid per entrare in ristoranti, bar e palestre: inaspettatamente il Governo non ha più presentato richiesta di proroga al Tribunal Superior de Justicia, quindi la misura è decaduta.
Mentre in Italia si inaspriscono le misure restrittive, sempre dalla Catalunya arrivano nuove dichiarazioni del Govern, riguardanti questa volta i protocolli per le scuole: si parla di “progressiva eliminazione di mascherine, quarantene e gruppi di convivenza stabili.”
La scelta arriva a seguito di un importante comunicato della Societat Catalana de Pediatrìa (vedi allegato qui), nel quale i medici fanno presente quali siano a loro avviso i passi da seguire per tutelare bambini e ragazzi.
“Chiediamo una progressiva de-escalation“, ha detto in un’intervista Toni Soriano, pediatra e membro della società, il quale si rammarica che le misure applicate nelle scuole siano le stesse di un anno e mezzo fa: per questo i medici devono vigilare sulla salute fisica e mentale dei minori. Il documento, concordato per consenso con tutti i membri, fa presente che molte delle misure che riguardano gli adulti sono state eliminate, ma non quelle che riguardano i bambini. Questo si traduce in uno “svantaggio comparativo” secondo i pediatri, soprattutto considerando che l’infezione da SARS-CoV-2 è per lo più lieve nei bambini.
Per tutte queste ragioni, tenendo conto che “l’immunità acquisita nella popolazione pediatrica è molto alta” perché i bambini sono stati vaccinati o perché hanno passato l’infezione, chiedono l’eliminazione delle misure attuali perché hanno effetti negativi sull’apprendimento e sulla salute mentale ed emotiva.
I pediatri si offrono di elaborare le relazioni scientifiche necessarie per sostenere la progressiva eliminazione delle misure restrittive nelle scuole con l’idea di “non arrivare alla fine dell’anno scolastico senza aver fatto un solo passo in questa direzione”, ha avvertito Soriano.
Il Governo catalano accoglie la richiesta dei pediatri: ecco cosa cambierà nelle scuole a breve
Le richieste dei pediatri esposte nel comunicato sono state subito recepite dal Govern, che il giorno dopo ha confermato che a breve verranno eliminate le restrizioni ancora presenti nelle scuole. Ma vediamo di cosa si tratta.
Per prima cosa verranno rivisti i protocolli relativi alle quarantene: già vi erano state modifiche a gennaio, ovvero la classe va in quarantena se vi sono 4 o più alunni positivi nella stessa settimana. Adesso però si fa un passo ulteriore: stop ai test massivi se vi sono casi positivi, saranno le famiglie a eseguire un test rapido a casa o in farmacia se lo riterranno necessario. Questo implica che la classe non dovrà più stare in quarantena.
L’altra proposta dei pediatri firmatari è l’eliminazione dei gruppi di convivenza stabile, conosciuti anche come gruppi bolla. Questo per garantire una maggiore interazione sociale, poiché queste relazioni sono fondamentali per “facilitare l’apprendimento”.
Per quanto riguarda le mascherine, i pediatri ne hanno chiesto l’abolizione dell’uso obbligatorio già a partire da quest’anno. Si ritiene che la rimozione dovrebbe essere immediata nelle aree esterne, che sono un ambiente “a basso rischio”, e gradualmente all’interno delle aule, a partire dai primi anni dell’istruzione primaria. Infatti, i dati certificano che non c’è una così grande differenza di contagio tra le classi della scuola dell’infanzia (che non indossano mascherine in classe) e quelle della primaria. Si evidenza inoltre che molti bambini hanno passato metà della loro vita con misure restrittive.
In definitiva, i medici chiedono che l’infezione da SARS-CoV-2 sia trattata nell’ambiente scolastico come altri virus infantili.
“Se la nostra posizione è di non fare test indiscriminati, un bambino asintomatico dovrebbe poter andare a scuola“, conclude Soriano. Il pediatra ricorda l’importanza della frequenza e avverte che “stiamo cominciando a vedere molti problemi di salute emotiva. Non ha senso rinchiudere in casa un bambino che non ha assolutamente nulla“.
Per concludere, misure di buon senso a tutela dell’equilibrio psico-fisico dei minori.

