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Commissione covid danneggiati

«Noi non siamo un fascicolo»: la voce dei danneggiati da vaccino arriva in Commissione Covid

di Rebecca Raineri

Il 29 ottobre scorso l’associazione Persone in Cammino, che porta avanti le istanze dei danneggiati da vaccino, ha testimoniato in Commissione parlamentare Covid.

Viene audito il presidente dell’associazione, Andrea Sillo, oggi in sedia a rotelle, dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid di Moderna, il 14 settembre del 2021, per poter lavorare.
Andrea, assistito dalla moglie Paola Dalle Rive, segretaria dell’associazione, ha raccontato il suo calvario, che è molto simile a quello di migliaia di danneggiati: la mancata presa in carico da parte dei medici di famiglia e l’ostruzionismo degli stessi verso la farmaco-vigilanza, per il timore di essere radiati; la mancata assistenza da parte delle istituzioni, che hanno negato prima il danno, poi la correlazione con il vaccino, e infine il risarcimento – nonostante la Legge lo preveda – persino in presenza di documenti medici che confermano il nesso causale.

Tra gli accadimenti più vergognosi, il presidente Sillo riporta quello verificatosi a Potenza nel febbraio del 2024, quando Roberto Speranza, ex-ministro della Salute, durante una conferenza di presentazione del proprio libro, ebbe l’ardire di insultarlo apostrofandolo come fosse un criminale, perché si era presentato – sempre in sedia a rotelle, attraversando l’Italia – con una maglietta con scritto ‘vaccinato e danneggiato’, che secondo Speranza induceva le persone a non vaccinarsi e quindi a mettere a rischio la vita.

Per lo stesso motivo, durante una manifestazione svoltasi nel 2022 davanti alla RAI e poi alla Corte Costituzionale, i danneggiati furono ‘nascosti’ dalla Digos e controllati da droni – secondo il racconto di Andrea – e gli fu intimato di levarsi le t-shirt sulle quali era stampata la scritta ‘reazioni avverse’: una pessima pubblicità per i turisti.

Danneggiata covid
Emilia Padovano nel documentario Non è andato tutto bene

Emilia Padovano è una colonna dell’associazione, molta attiva sui social nell’esporre la sua vicenda personale, ma soprattutto opera come cassa di risonanza per la battaglia che i danneggiati combattono ormai da anni. È anche tra le protagoniste del docu-film di Paolo Cassina ‘Non è andato tutto bene’, prodotto da Playmastermovie, e uscito nel 2022.

Dopo la vaccinazione, ha avuto una paralisi facciale, per la quale le è stato riconosciuto il nesso di causa, ma non l’indennizzo, poiché la Legge 210/1981 è obsoleta, e non contempla i danni che derivano dai vaccini anti-Covid. Se vuoi portare avanti la battaglia legale, insomma, devi farlo a tue spese, e lei lo sta facendo tramite ricorso, ma non può più curarsi, perché ha terminato le risorse economiche. E come lei, molte famiglie hanno perso tutto, per pagarsi le indagini mediche e le cure.

La sua testimonianza è appassionata, densa di informazioni, accuse, e interrogativi senza un riscontro, sinora.

Quante domande di indennizzo sono state presentate? Quante sono state accolte? Il consenso, al momento della vaccinazione, era informato o meglio disinformato?

Vuole risposte, Emilia, e alla svelta, perché “noi (danneggiati) non siamo un fascicolo”.

Offre proposte, e cerca soluzioni. Che si facilitino le segnalazioni degli effetti avversi attraverso i canali digitali. Che si indaghi nelle anagrafi dei Comuni, sul numero dei decessi per fasce d’età, come avviene altrove.

Denuncia di essere stata respinta dall’ospedale Spallanzani di Roma, e dall’Amedeo di Savoia di Torino – una mail ne sarebbe la prova – come paziente danneggiata da vaccino (Emilia ha coniato il termine ‘long Vax’), proprio mentre i malati di ‘long Covid’ sono presi in carico.

“Siamo stati lasciati soli, spesso dileggiati, e presi per pazzi. Senza neppure una parola di conforto. Neppure dal Papa.”

Carmen Amadio, vicepresidente di Persone in Cammino, infermiera da quarant’anni, è stata sospesa dal suo ruolo e sottoposta a procedimento disciplinare, per essersi rifiutata di inocularsi.
Il suo intervento è breve, chirurgico: “Noi c’eravamo (nella cura dei malati), quando lo Stato non c’era. Porto la voce di tutti i lavoratori che sono stati privati della dignità del lavoro e del salario. Ora lo Stato deve riconoscere le cure ai ‘feriti’ che ha lasciato sul campo, e risarcire i lavoratori per i mancati periodi di salario”. Poi si rivolge a Mattarella, e alle sue affermazioni sulla libertà di scelta che non andava invocata. Carmen chiede che non vengano mai più utilizzate formule colpevolizzanti verso il popolo, e che non si ricorra mai più a formule emergenziali prive di una validità scientifica. E, soprattutto, che mai più si calpestino i diritti fondamentali della cittadinanza.

Espongono anche il dottor Claudio Mantovani, immunologo e consulente tecnico di parte, e l’avvocato dell’associazione, Alberto Poli. L’uno e l’altro, rispettivamente, portano dati e numeri sui mancati risarcimenti, sulla inadeguatezza della Legge 210, e pongono l’attenzione sui tempi biblici che occorreranno per avere giustizia (anche per i morti da protocollo anti-Covid), con ulteriori aggravi per i danneggiati, che quindi hanno bisogno immediatamente di fondi e contributi. L’avvocato Poli si spinge oltre, definendoli ‘vittime di Stato’, che si sono sottoposte a vaccinazione credendo di immunizzarsi e con spirito di solidarietà verso la collettività.

Andrea Sillo riprende la parola, rispondendo alle domande che gli sono poste, ringraziando per l’attivismo e la vicinanza le persone non-vaccinate, e in conclusione esige il confronto tra i danneggiati e le istituzioni, e la realizzazione concreta di quanto accoratamente suggerito da Emilia Padovano.

“Non ci fermeremo, arriveremo alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, se necessario”.

La loro battaglia è anche la nostra, quella di tutti coloro che hanno come faro della propria esistenza i princìpi cardine della libertà e della giustizia, e chiedono riparazione per i crimini che sono stati commessi. Non c’è separazione, non un ‘noi’ e ‘loro’: occorre ricordarlo. E serve anche ribadire che chi lotta per la libertà e la giustizia non può e non deve diventare strumento di un’informazione manipolatoria e sensazionalistica, attenta solo all’audience per fini poco nobili.

 

 

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