Il vaccino anti-Covid torna al centro del dibattito giudiziario dopo la decisione del Tribunale civile di Asti, che ha riconosciuto per la prima volta il nesso di causa tra la somministrazione del siero e una grave forma di mielite trasversa che ha colpito una donna di 52 anni di Alba, in provincia di Cuneo.
La sentenza, emessa il 26 settembre 2025, obbliga il Ministero della Salute al pagamento di un indennizzo mensile di circa tremila euro, erogato con cadenza bimestrale.
Si tratta di un indennizzo – e non di un risarcimento – che riconosce il danno senza attribuire colpa diretta, ma stabilisce un diritto economico per chi subisce conseguenze gravi dopo un trattamento sanitario obbligatorio o raccomandato.
La donna, titolare di una tabaccheria, aveva ricevuto due dosi del vaccino Comirnaty (Pfizer-BioNTech) nell’aprile del 2021. Dopo poche settimane aveva iniziato ad accusare sintomi compatibili con una mielite trasversa, una patologia infiammatoria che colpisce il midollo spinale.
Vaccino anti-covid e la richiesta di indennizzo
Il 10 febbraio 2022 era stata ricoverata all’ospedale di Orbassano (Torino) con diagnosi di “sospetta mielite di natura infiammatoria”.
Nella lettera di dimissioni, datata 17 febbraio 2022, i medici avevano annotato: “Non è escludibile un ruolo scatenante vaccinico”.
Nonostante questa indicazione clinica, la richiesta di indennizzo era stata respinta in via amministrativa dal Ministero della Salute. La donna, assistita dai suoi legali, ha quindi presentato ricorso in sede civile.
Il Tribunale ha nominato due consulenti tecnici d’ufficio (CTU) che, dopo l’analisi della documentazione clinica e dei tempi di insorgenza della malattia, hanno confermato la plausibilità del legame tra vaccino e danno neurologico.
Un elemento decisivo è stato il breve intervallo temporale tra la somministrazione e l’esordio dei sintomi. Nella sentenza viene citato anche il database dell’Aifa, che riporta 593 casi di mielite trasversa segnalati dopo la vaccinazione anti-Covid fino al 2022, di cui 280 associati ai vaccini a mRna.
I legali della 52enne hanno commentato che si tratta di un riconoscimento “di giustizia e trasparenza”, sottolineando come “l’informazione corretta e la tutela dei cittadini debbano andare di pari passo con la promozione della salute pubblica”.

