Vaccinazioni pediatriche, il 60% delle mamme vuole scegliere. Due recenti indagini pubblicate su JAMA Network Open lanciano un segnale chiaro: una larga parte dei genitori americani, in particolare donne in gravidanza e neomamme, mette in discussione i protocolli vaccinali pediatrici. In particolare:
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Circa il 60% delle donne incinte o con figli piccoli dichiara di voler ritardare o rifiutare alcune o tutte le vaccinazioni di routine.
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Il dato riguarda non solo le indecise, ma anche una quota crescente di genitori intenzionalmente critici, desiderosi di conoscere meglio ciò che viene proposto ai propri figli.
Questi dati fanno riflettere anche chi vive in Italia. Perché mentre negli USA si discute su come ripensare il rapporto medico-paziente, da noi vige ancora l’obbligo vaccinale scolastico per ben 10 vaccinazioni, introdotto con la famigerata Legge 119/2017, voluta dall’allora ministro Beatrice Lorenzin.
Quella legge, che ha vincolato l’accesso a nidi e scuole dell’infanzia alla certificazione vaccinale, ha segnato un punto di rottura tra lo Stato e molte famiglie.
Un obbligo coercitivo che, come abbiamo raccontato in questo articolo, nega il principio del consenso informato, tutelato tanto dalla Costituzione quanto dai trattati internazionali.
Vaccinazioni pediatriche, quando la fiducia cede il passo al sospetto
Negli ultimi anni, il panorama è cambiato. Le istituzioni continuano a ripetere i soliti slogan su “resilienza” e “scienza”, ma una crescente minoranza informata comincia a domandarsi:
Chi finanzia davvero le campagne vaccinali globali? Dove finisce il diritto alla salute e dove comincia il business farmaceutico? Perché le famiglie che chiedono tempo e trasparenza vengono sistematicamente marginalizzate?
Domande legittime, che oggi pongono anche donne in gravidanza e neomamme.
Oggi il tema non è più “vaccini sì o no”, ma libertà di scelta, diritto all’informazione, trasparenza scientifica. Se i numeri USA fanno discutere, in Italia l’urgenza è ancor più evidente: è tempo di rimettere al centro la persona, non il protocollo.
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