Pasquale Fiorenza ha partecipato al digiuno secco presso il Convento di Santa Maria del Giglio a Bolsena: la sua esperienza personale fa da fulcro al racconto che ispirerà il documentario diretto da Alessandro Amori per Playmastermovie.
Considero questo digiuno secco un vero e proprio regalo. Avevo da risolvere alcuni problemi fisici, come la pesantezza del piede sinistro, e speravo che mi aiutasse anche a vedere meglio, senza occhiali.
Ho commesso lo stesso errore di quarant’anni fa, quando avevo iniziato un digiuno macrobiotico a base di cereali grigliati e salati per far passare un terribile mal di denti.
Ho capito che lo scopo principale del sacro digiuno è riequilibrare il corpo con l’anima, attraverso l’apertura del cuore.
Mi sono reso conto, nella pratica, che ciò è profondamente vero. Sento di essere entrato in un sentiero di grazia e di leggerezza: è questo che mi spinge ad andare avanti “ad ali spiegate”, semplicemente perché ho perso tutto ciò che mi appesantiva fisicamente. Tutti mi ammonivano: lo stesso Filinov afferma che dopo i settant’anni non è opportuno fare digiuno, specialmente se si è molto magri. Il mio peso era di cinquant’otto chilogrammi e ne ho persi otto.
Tuttavia, la mia determinazione mi ha conferito un’energia che va ben oltre il piano fisico.
Mi ritrovo a possedere una forza di volontà che posso impiegare per ciò che veramente desidero nella vita. Mi interessa solo l’essenziale: in quei giorni ho vissuto dell’essenziale, del mio respiro, e null’altro. Ho interrotto anche il rapporto con i social: siamo stati invitati a lasciare i cellulari in una scatola.
Mente libera, cuore aperto: tutto per noi.
Nel silenzio costruttivo di un ambiente sacro — un ex convento — mi sono trovato a contatto con persone belle, desiderose di agire in amore e concordia, guidati da due esperti: Dominique e Domenico.
La frequenza emanata dal gruppo mi ha fatto sentire collegato a forze eteriche che mi spingevano a esplorare l’inesplorato dentro di me.
Ho compreso che cosa significhi davvero essere generosi. Generosità non vuol dire offrire oggetti o denaro: si dà quello che si è, ma bisogna crescere nella consapevolezza che, a parole, è facile essere virtuosi. Le buone intenzioni si contano, ma la pratica fa la differenza.
Ed è proprio il digiuno secco che mi ha scosso: mi ha reso nudo di tutte le preoccupazioni che affollano i miei giorni e mi ha preparato ad agire con amore verso me stesso e gli altri.
Quante cose davo per scontate! Erano soltanto castelli di sabbia. Ma la forza che sento dentro di me è come un pozzo da cui attingo per superare le barriere dello spazio‑ tempo e scoprire il divino che è in me e in ogni persona che incontrerò.
Non esiste medicina in grado di competere con il digiuno: esso mi ha portato ad accettare ancora di più ciò che di più sacro risiede dentro di me.
Ora penso di non avere più né tempo né voglia di perdermi in cose superflue. Posso ripetere quest’esperienza tutte le volte che voglio — quando sento il bisogno di fare il pieno. Nasce in me un senso di gratitudine profonda per le risorse infinite che ho scoperto e che desidero mettere a disposizione di tutti.
Voglio ribadire che la pratica del digiuno, nell’ambiente di gruppo in cui eravamo, ha rappresentato per me un’esperienza di importanza eccezionale: da solo non ce l’avrei fatta.
È così che mi sono sentito, in qualche modo, unito a tutta l’umanità sofferente: ho percepito ogni urlo di dolore provocato da guerre inutili imposte dai nostri governanti, di destra e di sinistra.
Ho sentito la voglia di abbracciare tutto e ho lasciato che le lacrime mi attraversassero, in pianto e in gioia. Per un po’ ho riassaporato la spontaneità di un bambino: ho potuto permettermi anche di piangere.
Una sola parola: Grazie.
Pasquale Fiorenza
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