La vicenda dei contratti per l’acquisto dei vaccini Covid continua a riservare sorprese che alimentano dubbi e interrogativi mai realmente dissipati. A distanza di anni dalla pandemia, mentre migliaia di persone continuano a denunciare danni alla salute, mentre molte famiglie chiedono ancora verità e giustizia per i propri cari, emerge un nuovo elemento che mette in discussione la trasparenza con cui le istituzioni europee hanno gestito una delle operazioni sanitarie più importanti e costose della storia recente.
A puntare il dito contro la Commissione Europea è ora l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Athanasios Rantos, secondo cui Bruxelles non avrebbe garantito un accesso sufficientemente ampio ai contratti stipulati con le aziende farmaceutiche per l’acquisto dei vaccini contro il Covid-19.
Durante l’emergenza pandemica, l’Unione Europea centralizzò l’acquisto dei vaccini con l’obiettivo dichiarato di assicurare una distribuzione rapida e uniforme agli Stati membri. Per gestire le trattative venne istituita una squadra di negoziatori composta da funzionari europei e da alcuni rappresentanti dei Paesi membri.
Quando nel 2021 alcuni eurodeputati e diversi cittadini chiesero di poter consultare i documenti relativi agli accordi siglati con le case farmaceutiche, la Commissione concesse soltanto un accesso parziale.
Tra le informazioni oscurate figuravano i nomi dei negoziatori coinvolti nelle trattative e alcune clausole particolarmente delicate riguardanti gli indennizzi previsti per le aziende farmaceutiche.
La giustificazione fornita da Bruxelles era legata alla tutela della privacy delle persone coinvolte e alla protezione degli interessi commerciali delle imprese. Una spiegazione che non ha convinto il Tribunale dell’Unione Europea, il quale già nel luglio 2024 aveva stabilito che l’accesso ai documenti era stato limitato in modo eccessivo.
La posizione dell’avvocato generale
Ora anche l’avvocato generale della Corte di Giustizia sembra andare nella stessa direzione. Secondo Rantos, la trasparenza nel processo di negoziazione dei contratti vaccinali rappresenta un interesse pubblico evidente e merita quindi una tutela superiore rispetto a quella sostenuta dalla Commissione.
In particolare, l’avvocato generale osserva che le dichiarazioni anonimizzate sull’assenza di conflitti di interesse non consentono una verifica reale dell’imparzialità dei soggetti coinvolti nelle trattative.
In altre parole, i cittadini europei non sono stati messi nelle condizioni di sapere chi abbia effettivamente negoziato accordi da miliardi di euro e quali eventuali rapporti o interessi potessero esistere. Una questione che assume un peso ancora maggiore considerando l’impatto che quelle decisioni hanno avuto sulla vita di centinaia di milioni di persone.
Un altro punto particolarmente controverso riguarda le clausole contrattuali relative agli indennizzi concessi alle aziende farmaceutiche. La Commissione aveva sostenuto che la pubblicazione di tali informazioni avrebbe potuto danneggiare gli interessi economici delle imprese coinvolte.
Anche su questo aspetto Rantos si mostra critico, ritenendo che Bruxelles non abbia dimostrato in modo convincente l’esistenza di un reale pregiudizio derivante dalla divulgazione delle clausole.
Secondo l’avvocato generale, tali disposizioni riguardano esclusivamente i rapporti economici tra Stati membri e aziende farmaceutiche e non incidono direttamente sulle eventuali responsabilità delle imprese nei confronti dei cittadini.
Una questione che riguarda milioni di persone
Questa vicenda arriva in un momento storico in cui continuano ad emergere interrogativi sulla gestione della pandemia, sui contratti vaccinali e sulle decisioni assunte dalle istituzioni nazionali ed europee.
Milioni di cittadini sono stati sottoposti a un sistema di restrizioni senza precedenti. Il Green Pass ha di fatto escluso dal lavoro, dalla vita sociale e dalla mobilità chi non accettava di sottoporsi alla vaccinazione. Una pressione che molti hanno vissuto come un vero e proprio ricatto.
Nel frattempo, numerose sentenze, indennizzi e riconoscimenti medico-legali hanno certificato l’esistenza di danni gravi correlati alla vaccinazione anti-Covid. Esistono persone che ancora oggi convivono con conseguenze permanenti sulla propria salute e famiglie che hanno perso i loro cari.
Proprio per questo la richiesta di trasparenza non può essere liquidata come una polemica politica. Sapere chi ha negoziato quei contratti, quali garanzie siano state offerte alle aziende farmaceutiche e quali responsabilità siano state eventualmente assunte dalle istituzioni rappresenta un diritto fondamentale dei cittadini europei.
Perché quando vengono prese decisioni che incidono sul corpo, sul lavoro e sulla libertà delle persone, la trasparenza non dovrebbe mai essere considerata un optional

