Roy De Vita torna a parlare di emergenze sanitarie e comunicazione pubblica, e lo fa partendo da un tema che nelle ultime ore ha generato allarme mediatico: i casi di hantavirus registrati a bordo della nave da crociera Hondius. Nel video pubblicato sulla sua pagina Facebook, il medico invita però a distinguere tra rischio reale e costruzione narrativa della paura.
De Vita ricorda anzitutto che l’hantavirus non è un agente sconosciuto comparso improvvisamente. Esiste da decenni, comprende circa cinquanta ceppi differenti e viene trasmesso principalmente dai roditori attraverso polveri contaminate da urine o feci infette. Non si tratta quindi di un virus con diffusione aerea rapida come il Covid-19. L’unica eccezione documentata riguarda il ceppo Andes, associato a rari casi di trasmissione interumana attraverso contatti stretti e prolungati. Ed è proprio questo il ceppo individuato sulla nave Hondius, dove sono stati confermati otto casi e tre decessi.
Secondo De Vita, il punto più delicato non è tanto il virus in sé, quanto il modo in cui viene raccontato. Il medico collega immediatamente la vicenda alla memoria ancora viva della pandemia Covid e richiama uno degli episodi simbolicamente più discussi degli ultimi anni: l’audizione al Parlamento Europeo del 2022 in cui Janine Small, dirigente Pfizer, ammise che il vaccino anti-Covid non era stato testato per fermare la trasmissione del virus prima dell’immissione sul mercato.
Roy De Vita: “La medicina non è una scienza esatta”
Per De Vita, quel momento ha rappresentato una frattura profonda nella fiducia verso la comunicazione istituzionale e mediatica. “La medicina non è una scienza esatta”, sostiene nel video. Ogni diagnosi, ogni terapia e ogni decisione clinica si muovono dentro margini di probabilità e incertezza. Il problema, secondo il medico, è che per anni media e istituzioni hanno raccontato la medicina come se producesse certezze assolute, salvo poi trovarsi in difficoltà quando la realtà scientifica mostrava inevitabilmente limiti, dubbi o revisioni.
Il rischio, spiega, è che si ripeta lo stesso schema comunicativo già visto durante il Covid: titoli allarmistici, paura immediata, rassicurazioni istituzionali poco approfondite e anticipazione di soluzioni prima ancora di comprendere pienamente il problema. Ma De Vita sottolinea anche una differenza fondamentale: l’hantavirus non possiede il potenziale pandemico del Covid, e parlare oggi di uno scenario simile sarebbe fuorviante sul piano epidemiologico.
Il vero nodo, conclude il medico, è il rapporto tra scienza, informazione e fiducia pubblica. “Dire non lo sappiamo ancora non abbassa la credibilità di un medico, la aumenta”, afferma. Una frase che sintetizza il cuore del suo ragionamento: la trasparenza sull’incertezza scientifica non dovrebbe essere vista come debolezza, ma come il presupposto stesso di una comunicazione onesta.

