Nel pieno della pandemia, mentre milioni di italiani vivevano tra lockdown, restrizioni e paura, attorno alle forniture sanitarie si muovevano interessi economici enormi.
A distanza di anni, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid continua a scavare proprio in quelle settimane convulse, cercando di capire se la gestione dell’emergenza sia stata davvero improntata alla trasparenza o se, al contrario, alcune relazioni personali e professionali abbiano avuto un peso determinante nell’assegnazione di incarichi e commesse.
L’ultima audizione, svolta l’8 giugno 2026 a Palazzo San Macuto, ha riportato al centro dell’attenzione il nome dell’avvocato Luca Di Donna, professionista che per anni ha condiviso lo Studio Alpa con Giuseppe Conte, all’epoca presidente del Consiglio.
I 454mila euro che fanno discutere
Uno dei punti più controversi emersi durante la seduta riguarda un compenso di circa 454mila euro riconosciuto dalla società Adaltis Srl a Di Donna. A sollevare interrogativi è stata la testimonianza di Marco Spadaccioli, dipendente della stessa azienda, secondo il quale le attività effettivamente svolte dall’avvocato sarebbero state limitate al controllo di documentazione e ad alcuni adempimenti burocratici. Una descrizione che, secondo diversi commissari, mal si concilierebbe con l’entità della somma corrisposta.
Proprio questa apparente sproporzione tra prestazione e compenso ha alimentato nuove domande sul ruolo che Di Donna avrebbe avuto durante la fase delle forniture sanitarie legate all’emergenza Covid.
La Commissione ha infatti raccolto altre testimonianze che descrivono l’avvocato come una figura in grado di facilitare rapporti e contatti con la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri.
Le testimonianze e il nome di Conte
Non si tratta di un episodio isolato. Nel corso delle settimane precedenti, altri imprenditori ascoltati dalla Commissione avevano riferito circostanze analoghe. Tra questi Giovanni Buini, imprenditore del settore dei dispositivi di protezione, che ha raccontato di essere stato messo in contatto con Di Donna e con l’avvocato Gianluca Esposito durante le trattative per la fornitura di mascherine alla struttura commissariale.
Secondo quanto riferito, Di Donna si sarebbe presentato come persona particolarmente vicina all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Alcuni incontri si sarebbero svolti proprio negli ambienti professionali riconducibili allo Studio Alpa, elemento che ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei commissari.
Ad oggi non risultano condanne o procedimenti definitivi legati a queste circostanze. Tuttavia, la Commissione ritiene necessario comprendere se determinati compensi abbiano remunerato attività professionali effettive oppure relazioni e canali privilegiati di accesso alle commesse pubbliche.
Lo scontro in Commissione
La seduta è stata caratterizzata anche da momenti di forte tensione. Tra gli auditi figurava l’avvocato Nicoletta Spaziani, coinvolta in alcune delle vicende contrattuali esaminate dalla Commissione. Le sue risposte, spesso caratterizzate da dichiarazioni di mancato ricordo su aspetti ritenuti centrali dai commissari, hanno contribuito ad accendere il confronto.
Nel corso dell’audizione, la professionista ha accusato la Commissione di aver assunto atteggiamenti aggressivi nei suoi confronti, arrivando a dichiarare di vivere una situazione di forte pressione personale.
Le opposizioni hanno immediatamente contestato la gestione della seduta, criticando il metodo utilizzato dalla maggioranza e chiedendo chiarimenti sulle modalità con cui vengono condotte alcune audizioni.
L’emergenza e le regole sospese
Al di là delle singole responsabilità, il tema più ampio resta quello della gestione straordinaria dell’emergenza. Durante la pandemia furono introdotte procedure eccezionali che consentirono deroghe rilevanti rispetto alle normali regole sugli appalti pubblici e sui controlli amministrativi. Una scelta giustificata dall’urgenza del momento ma che oggi, a distanza di anni, continua a sollevare interrogativi.
La Commissione sta cercando di capire se quelle deroghe abbiano semplicemente accelerato le procedure oppure se abbiano favorito un sistema poco trasparente nella gestione di miliardi di euro di risorse pubbliche.
Nel frattempo, il presidente della Commissione Marco Lisei ha pubblicato sul proprio profilo Facebook un video di replica alle polemiche nate dopo l’audizione, invitando i cittadini a visionare integralmente la seduta e contestando la diffusione di estratti video parziali che, a suo giudizio, avrebbero fornito una rappresentazione distorta di quanto realmente accaduto in Commissione.

