Il trattato pandemico dell’OMS slitta perché manca ancora l’allegato PABS, il meccanismo che dovrebbe regolare accesso ai patogeni e condivisione dei benefici. Senza questo allegato, l’accordo non può entrare in vigore.
Non è un passaggio tecnico, ma il cuore operativo del trattato: il punto in cui si decide chi deve condividere campioni biologici e sequenze genetiche, chi può usarli, chi sviluppa vaccini, test e farmaci, chi controlla produzione, prezzi e distribuzione, e chi risponde davanti ai cittadini.
Il trattato è stato adottato nel maggio 2025, ma la sua parte più delicata è rimasta sospesa. Il PABS dovrebbe garantire che i Paesi condividano rapidamente patogeni potenzialmente pandemici e ricevano in cambio accesso equo ai prodotti sviluppati grazie a quei dati e a quei campioni.
A questo si aggiunge l’approccio One Health, che collega salute umana, salute animale e ambiente. Presentato come prevenzione integrata, allarga però il perimetro dell’intervento ben oltre ospedali e vaccini: agricoltura, allevamenti, ecosistemi, filiere alimentari, dati, sorveglianza sanitaria e gestione delle comunità entrano nello stesso quadro di governance.
Sulla carta è cooperazione sanitaria globale. Nella pratica rischia di diventare una filiera opaca: i Paesi più deboli forniscono materiale biologico e informazioni genetiche, mentre brevetti, produzione, prezzi, logistica e distribuzione restano concentrati dove già esistono capitale, tecnologia e potere industriale.
Verso una governance globale
Il rinvio, quindi, non è necessariamente una sconfitta del trattato. Può essere il tempo necessario per renderlo più accettabile, limare i punti più esposti e ripresentarlo come risposta inevitabile alla prossima emergenza.
Il problema non è prepararsi alle pandemie, ma farlo attraverso una struttura permanente che sposta decisioni, dati, finanziamenti, sorveglianza sanitaria, filiere produttive e politiche One Health verso una governance globale difficile da controllare.
Finché non sarà chiaro chi decide, chi guadagna, chi paga, chi controlla e chi può dire no, il trattato non sarà una garanzia sanitaria. Sarà una nuova architettura di potere costruita nel nome della salute.

