Una vicenda drammatica e dolorosa scuote il Regno Unito. Jamie Varley, un insegnante di 37 anni è stato condannato al carcere a vita senza possibilità di scarcerazione anticipata per aver abusato sessualmente e ucciso il figlio adottivo di appena 13 mesi, Preston Davey.
Il partner di Varley, John McGowan-Fazakerley di 32 anni, è stato condannato a 25 anni di prigione per violenza sessuale, crudeltà sui minori e per aver consentito la morte del bambino.
Ecco la triste storia: Il piccolo Preston era nato nel giugno 2022 ed era stato preso in custodia dai servizi sociali ad appena cinque giorni di vita, trascorrendo i primi nove mesi con una famiglia affidataria che lo ricorda come un bambino “gioioso, sereno e felice”.
La tragedia è iniziata nell’aprile 2023, quando il piccolo è stato ufficialmente adottato dalla coppia. Nei quattro mesi successivi, Preston è stato sottoposto a continui abusi fisici, psicologici e sessuali. Nel luglio 2023, Varley ha trasportato il bambino in ospedale sostenendo che fosse annegato accidentalmente nella vasca da bagno. Tuttavia, il personale medico e l’autopsia hanno smentito questa versione: il corpo del bambino era asciutto e non mostrava segni di ingestione d’acqua, rivelando invece ben 40 lesioni traumatiche, sia interne che esterne.
Prima del tragico epilogo, Preston era stato portato in ospedale già tre volte per convulsioni, lividi e la frattura di un gomito. Nonostante le visite degli assistenti sociali a casa della coppia, nessuno aveva percepito l’imminente pericolo. Durante il processo è emerso anche un dettaglio agghiacciante: circa 90 minuti prima di andare in ospedale, Varley aveva filmato un video del bambino in gravissimo distress respiratorio, alternando la registrazione all’uso di Snapchat e al controllo delle e-mail.
In aula erano presenti la madre biologica di Preston, Sarah Davey e la nonna. Attraverso una lettera, la madre ha espresso il dolore inimmaginabile che la tormenta ogni giorno al pensiero di ciò che il figlio ha subito nell’ultimo periodo della sua vita.
Un caso estremo, certo, ma che non può non avviare più di una riflessione sul sistema degli affidi e della tutela dei minori. Perché quando si parla di bambini, di figli e di vite affidate alle istituzioni, nessuna società può permettersi l’indifferenza. Per questo stiamo cercando di dare il nostro contributo attraverso la realizzazione del documentario “Sottratti”, un progetto nato per portare alla luce le storie, le contraddizioni e le zone d’ombra di un sistema che, proprio perché riguarda i più vulnerabili, non può continuare ad operare nell’ombra a riparo da ogni monitoraggio. Anche una piccola donazione può fare la differenza. Sostienici QUI

