Una bambina di 2 anni, Beatrice, viene picchiata a morte, da sua madre e dal compagno di lei. Le due sorelline più grandi, di 7 e 9 anni, assistono a questo scempio, impotenti, probabilmente incapaci di realizzare fino in fondo l’orrore di cui sono spettatrici, o terrorizzate al punto di tacere, per paura, per il trauma, per la solitudine.
Forse loro stesse vittime in passato di abusi analoghi. Non lo sappiamo ancora, perché la verità di questa storia terribile deve ancora ricomporsi.
Nessuno ha visto o sentito niente. Una piccola creatura gonfia di botte, livida, che piange e urla, e nessun vicino di casa, nessun parente, nessun negoziante, nessuno al mondo che l’abbia salvata.
Non è la prima volta: ricordiamo altre morti simili, nel recente passato. Madri tossiche, che hanno sacrificato i propri figli sull’altare della droga, e del sesso, e dei festini, nel degrado umano più sordido che si possa immaginare. Donne che hanno avuto in dono di poter diventare madri, e lo hanno considerato un fardello. Donne che hanno infierito sulla propria carne, come aguzzine.
Quei premurosi assistenti sociali, e quegli integerrimi giudici dei Tribunali dei Minori, così solleciti a salvare dalle grinfie di genitori amorevoli figli la cui unica colpa è quella di essersi magari trovati in mezzo ad un divorzio complicato, o di aver avuto in sorte un’adolescenza complicata, o ancora, di esser cresciuti in un ambiente con delle difficoltà economiche, ecco, dicevamo, quei burocrati dello Stato che sembrano spietati a loro volta, e che sfruttano la fragilità di una famiglia, di una madre, di un padre, per allontanare il loro bene più grande, i loro bambini, dov’erano mentre Beatrice pativa le pene dell’Inferno, che i suoi assassini si premuravano di documentare con scatti e video osceni?
La pornografia è questa: una sigaretta in bocca ad un pulcino di 2 anni, per divertimento, sopraffazione, sadismo, scherno, ferocia, disumanità.
Chi commette tali crimini non ha diritto al perdono. Così come non ne ha diritto chi opera per il Male dei bambini, spacciandolo per Bene.

