La vergogna continua. Dopo essere stati abusati, umiliati, privati del diritto alla famiglia, Nathan e Cathrine vengono raggiunti dall’ennesimo figurante della politica italiana, pronto a proseguire l’opera di strumentalizzazione di un caso che non si vuole davvero affrontare e che, anzi, viene spremuto mediaticamente fino all’osso per fini propagandistici, senza coscienza, senza cuore, con quella mellifluità di cui certa politica è maestra. E chi meglio di Salvini poteva interpretare questo ruolo?
Ed eccolo scendere in campo. E, come tutti quelli passati prima di lui su questa passerella, commette lo stesso errore, o forse la stessa scelta deliberata, occuparsi del “bosco”, evitando accuratamente il sottobosco. È proprio lì che l’operazione rivela la sua malafede, perché dopo sei mesi nessuno vuole davvero affrontare il problema di fondo che la “famiglia del bosco” rappresenta.
Nessuno, né la politica, né l’informazione mainstream, né quella cosiddetta indipendente, sembra voler fare luce su un sistema che opera nell’ombra e che ogni anno sottrae migliaia di bambini e adolescenti.
Nel suo intervento, il vicepresidente del Consiglio dei ministri parla di “sperare in un intervento divino” ecco, non c’è bisogno di spiegare nient’altro, fa già ridere così. Se non fosse per le espressioni di Nathan e Cathrine, che raccontano tutto ciò che nessuno vuole ascoltare ne vedere.
I coniugi Trevallion non sono più una famiglia, né una coppia, sono diventati un simbolo svuotato, un oggetto iconico, come quelle palle di vetro con la neve sopra le TV degli anni ’80. Una rappresentazione priva di senso, e forse ormai anche di anima. E questa vampirizzazione è avvenuta sotto gli occhi di tutti, a reti unificate, con l’avallo delle istituzioni, della politica e di una parte di opinione pubblica che ha scelto di non vedere.
E tutto mentre i Trevallion vengono trasformati nei protagonisti di una favola. Un’operazione di cattivo gusto, perchè la loro vicenda è tutt’altro che conclusa, e se di favola si tratta è di sicuro nera. Dopo questo cos’altro dobbiamo aspettarci? Le statuine nei presepi napoletani? Mi dicono che le hanno già fatte. Allora forse qualche opera di qualche artista concettuale in cerca di provocazione!
Nell’epoca delle vite esposte in vetrina per il consumo dei social, ciò che si perde è la verità della vita stessa. E la verità della famiglia Trevallion è fatta di dolore, angoscia, diritti alla genitorialità negati, ma soprattutto del dramma di tre bambini sottratti dalle istituzioni e rinchiusi in strutture chiamate “case famiglia”, dove di familiare è rimasta solo la parola.
Se anche tu riconosci la malafede di chi evita di affrontare il problema alla radice, il sottobosco del sistema, sostieni il mio impegno nel realizzare Sottratti: un viaggio che porto avanti da mesi per portare alla luce ciò che in tanti preferiscono lasciare nell’ombra. Clicca qui.

