Cristian Frosio ha partecipato al digiuno secco presso il Convento di Santa Maria del Giglio a Bolsena: la sua esperienza personale fa da fulcro al racconto che ispirerà il documentario diretto da Alessandro Amori per Playmastermovie.
Sono cantautore, musicista e insegnante di musica. Ho deciso di intraprendere il mio primo digiuno per ragioni spirituali e politiche. Il digiuno a secco era una pratica presente in diverse culture, come quella dei nativi americani, che lo svolgevano in isolamento con l’obiettivo di ottenere una visione in grado di guidare la propria esistenza.
Oggi, la ricerca della spiritualità si scontra con un sistema consumistico e capitalista che ha sostituito la dimensione spirituale con un solo feticcio da idolatrare: la merce. È una società che richiede persone costantemente distratte, con lo sguardo rivolto all’esterno anziché all’interno.
La mia più grande paura—essendo il primo digiuno—era legata alla sete. Tuttavia, già dopo il primo giorno, ho percepito che l’attenzione è passata dalle reazioni del corpo allo spirito, al quale il corpo si è affidato. Questo cambio di paradigma è stato fondamentale, conducendomi in uno stato di calma e ascolto interiore.
La parte più inaspettata? Il digiuno insegna a rimandare un bisogno irraggiungibile: “Hai fame, ma non c’è cibo? Mangerai quando sarà possibile”. Non diventi un lupo famelico. Questo non significa che fame e sete siano bisogni superflui, bensì che in una società opulenta tutto può essere ridimensionato.

Il digiuno mi ha aiutato a rinsaldare la mia voce interiore, proseguendo un percorso spirituale già avviato. L’essere compassionevoli e amorevoli, l’accettazione della mancanza, il vivere nel qui e ora sentendosi parte di un Tutto sono alcune tra le cose che porto con me. Insieme alla pratica dell’ascolto, il digiuno è uno strumento potente — fruibile anche in autonomia, sebbene svolgerlo in gruppo possa offrire un supporto significativo. La forza che restituisce è più interiore che fisica: un’affermazione della sovranità del corpo come strumento di auto‑guarigione.
Durante il digiuno, si instaura un profondo senso di pace interiore e una chiarissima presenza dei sensi, accompagnata da una lucidità mentale e spirituale sorprendente.
Ad esempio, il giorno dopo aver concluso il digiuno ho viaggiato quasi 600 km in auto per tornare a casa, mantenendo una tranquillità e lucidità costanti come mai prima. Non avevo mangiato altro se non un po’ di frutta e acqua, eppure ho avvertito un’energia interna che non avrei mai associato a chi ha trascorso cinque giorni a secco. Anche nei giorni successivi, il risveglio mattutino è sempre stato tonico e mai affaticato: una lucidità mentale e dell’animo che persiste.
Cristian Frosio
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