Venerdì 29 maggio ho documentato a Firenze la manifestazione organizzata davanti al convegno del CISMAI, il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia.
L’appuntamento si è svolto in Lungarno Soderini 21, mentre all’interno era in corso la seconda tappa del congresso diffuso del CISMAI, intitolato: “Dal maltrattamento istituzionale alla responsabilità condivisa”.
La manifestazione è stata promossa da alcune associazioni impegnate sul tema degli affidi e della tutela familiare, tra cui Ohana e Padri in Movimento. Una presenza numericamente limitata, questo va detto con onestà, ma ormai questa è diventata una triste consuetudine negli ultimi anni. Temi che dovrebbero toccare profondamente la coscienza collettiva, e che vediamo alimentare il dibattito sui social finiscono poi, nella realtà, per mobilitare poche persone.
Eppure, al di là dei numeri, l’idea della manifestazione è stata assolutamente centrata.
Perché ha toccato un nodo estremamente sensibile: il ruolo che il CISMAI esercita nel sistema degli affidi e nella formazione degli operatori che lavorano nell’ambito della tutela minorile. Uno dei punti più controversi riguarda proprio il rapporto tra enti pubblici, associazioni private e formazione professionale, dove emerge, ad esempio, la presenza di un ex giudice del Tribunale di Torino legato al CISMAI, così come il ruolo svolto dall’associazione nella formazione di operatori e assistenti sociali. All’interno del convegno del CISMAI, invece, il tema centrale è stato il cosiddetto “maltrattamento istituzionale”. Ed è proprio questo elemento che mi ha colpito maggiormente.
Perché parlare apertamente di maltrattamento istituzionale significa, inevitabilmente, riconoscere che qualcosa nel sistema non sta funzionando. Siamo davanti a una reale volontà di mettersi in discussione oppure a un’operazione di riposizionamento e pulizia della coscienza? È bene ricordare che qui non si parla di semplici errori burocratici, ma di decisioni che incidono pesantemente sull’esistenza delle persone. E se errori sono stati fatti, allora non basta riconoscere genericamente che “qualcosa non ha funzionato”. Occorre capire davvero cosa non funziona in questo sistema e impedire che certe dinamiche possano ripetersi ancora.
Al presidio si è registrata una certa tensione. A un certo punto sono intervenute le forze dell’ordine e successivamente anche la Digos per verificare la situazione. Una volta appurato che tutto si stava svolgendo regolarmente e nel rispetto delle norme, i toni si sono distesi e gli organizzatori del presidio hanno avuto la possibilità di confrontarsi con Barbara Rosina, attuale presidente del CNOAS, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali. Pur non essendo presidente del CISMAI, Barbara Rosina collabora frequentemente con l’organizzazione e interviene spesso nei loro convegni come figura di riferimento nazionale per le politiche sociali e la tutela dei minorenni. Proprio a lei ho avuto la possibilità di rivolgere due domande importanti durante un breve confronto, domande alle quali darò spazio e approfondimento nei prossimi giorni.
Tutto il materiale raccolto entrerà nel documentario Sottratti, il progetto che sto portando avanti da ormai sei mesi. Un lavoro complesso e delicato, che racconta ciò che non viene raccontato. Per questo voglio ringraziare tutte le persone che stanno contribuendo alla realizzazione del documentario. Ma voglio anche chiedere a chi segue questo percorso di continuare a sostenerlo. Perché Sottratti potrà esistere davvero soltanto grazie alle vostre donazioni, al vostro aiuto e alla vostra partecipazione. Per sostenere il progetto clicca QUI

