Durante l’ultima puntata di Pulp Podcast, il confronto tra Giuseppe Cruciani e i conduttori Fedez e Mr. Marra ha fatto emergere un retroscena che merita molta attenzione, soprattutto alla luce di ciò che ancora oggi continua a emergere sulla gestione pandemica e sul ruolo della comunicazione politica durante il periodo Covid.
Per circa venti minuti si è parlato di politica, di leader e di rapporti opachi tra potere e personaggi pubblici. A un certo punto, i conduttori hanno ricordato un episodio riguardante Giuseppe Conte e il suo portavoce Rocco Casalino.
“Recentemente ha detto delle cose completamente false”, spiegano riferendosi all’invito che il programma aveva fatto al leader del Movimento 5 Stelle per un confronto sull’ultimo referendum.
“Hanno detto che quando abbiamo invitato Giorgia Meloni, abbiamo recapitato l’invito a Conte tardivamente. Cosa assolutamente non vera, addirittura abbiamo delle email che risalgono addirittura a dicembre, in cui noi invitiamo Conte e non otteniamo risposta”.
Giuseppe Cruciani, a quel punto, ricorda a Fedez il buon rapporto che quest’ultimo aveva con Conte durante il periodo della pandemia e afferma: “Caro Conte, per venire qua dovresti ricordare che durante il periodo covid cercavi Fedez continuamente per avere un suo supporto”. Ed è qui che arriva il passaggio più delicato.
Il retroscena raccontato da Fedez
Fedez corregge Cruciani e precisa che Conte non lo chiamava semplicemente per avere supporto, ma “per avere consigli”. Poi aggiunge un dettaglio ancora più pesante:
“Ti dirò una cosa peggiore. Lui mi chiamò per chiedermi di intercettare il mio pubblico ed esortarlo a vaccinarsi. Di fare una storia per poi far dire da Rocco Casalino, che gli seguiva la comunicazione, che io, di mia sponte, avevo deciso di dire che Conte mi aveva esortato a dire quella roba lì. Cioè anche lì dicendo il falso”.
Un passaggio che, se confermato nel suo significato politico, racconta molto più di una semplice strategia comunicativa: racconta un metodo. Non si trattava soltanto di promuovere la vaccinazione, ma di costruire una narrazione artificiale, facendo apparire spontanea una presa di posizione che invece nasceva da una precisa regia politica.
Conte, propaganda e gestione pandemica
Ascoltare oggi queste parole fa inevitabilmente riflettere. Durante gli anni del Covid, milioni di cittadini sono stati sottoposti a una pressione mediatica enorme, spesso alimentata proprio da testimonial, influencer e personaggi pubblici chiamati a sostenere una linea politica trasformata in verità assoluta.
Molti giovani si sono vaccinati anche sulla base di quella pressione sociale, convinti da volti noti, campagne aggressive e da un sistema che non ammetteva dubbi. Oggi, mentre emergono sempre più casi di reazioni avverse e mentre la Commissione Parlamentare Covid continua a far affiorare elementi scomodi sulla gestione di quegli anni, queste rivelazioni assumono un peso ancora maggiore.
Pensare a vicende come quella di Camilla Canepa, la giovane morta dopo la vaccinazione con AstraZeneca, rende tutto ancora più grave. Il problema non è solo sanitario, ma morale e politico.
Se davvero si chiedeva a personaggi influenti di orientare i giovani attraverso operazioni di comunicazione costruite a tavolino, allora non si parlava più di informazione, ma di propaganda. E chi ha governato quella stagione dovrebbe oggi avere il coraggio di rispondere, non di nascondersi dietro il silenzio.

