Il tema di una possibile correlazione tra vaccini e autismo continua, ancora oggi, a essere tra i più discussi e controversi nel dibattito sanitario contemporaneo. Proprio da questa riflessione nasce l’intervista realizzata da noi di Playmastermovie a Domenico Mastrangelo, medico e ricercatore che negli anni ha sviluppato una posizione fortemente critica verso alcune impostazioni della medicina contemporanea. L’occasione è l’uscita del suo ultimo libro, Il cervello in fiamme: come i vaccini provocano l’Autismo, nel quale espone le sue interpretazioni sul rapporto tra vaccinazioni, neuroinfiammazione e disturbi dello spettro autistico. Specializzato in Ematologia, Oncologia, Oftalmologia e successivamente anche in Omeopatia, Mastrangelo ha lavorato nella ricerca clinica in ambito farmaceutico e negli Stati Uniti, presso la Thomas Jefferson University e il Wills Eye Hospital di Philadelphia, per poi proseguire il proprio percorso in Italia con attività di ricerca e numerose pubblicazioni scientifiche. In questa intervista gli abbiamo chiesto di approfondire le tesi presentate nel libro e di spiegare le ragioni che lo hanno portato a mettere in discussione quello che definisce il paradigma dominante sul tema.
1. Dr. Mastrangelo, quando ha iniziato a dubitare della narrativa ufficiale sul rapporto tra vaccini e autismo?
Nel 1998, Andrew Wakefield, all’epoca chirurgo al Royal Free Hospital di Londra, pubblicò, sulla rivista The Lancet uno studio condotto su 12 bambini. L’articolo ipotizzava un legame tra il vaccino trivalente MPR (Morbillo-Parotite-Rosolia), l’infiammazione intestinale e l’autismo. La pubblicazione scatenò un massiccio calo delle vaccinazioni nel Regno Unito e in altri paesi (con grandi preoccupazioni per Big Pharma!). Indagini successive condotte dal giornalista Brian Deer (cosa??? UN GIORNALISTA???) e dal General Medical Council (GMC) hanno rivelato irregolarità nella conduzione dello studio. Ma si trattava più che altro di cavilli.
Nei fatti, Andrew Wakefield è un ricercatore di eccellenza, con un H-index tra 28 e 34, 5.000 citazioni totali e 140 pubblicazioni indicizzate (in sostanza, il CV di un professore ordinario o di un ricercatore con un impatto significativo nel proprio campo) … quindi, questo attacco scellerato e feroce ad un ricercatore di eccellenza, mi è sembrato sproporzionato, ingiusto, insensato e molto sospetto! La “narrativa ufficiale” sui fatti è condotta e manipolata da Big Pharma, che Peter Gotszche, uno specialista del settore, ha paragonato, in un suo famoso libro, a un’organizzazione criminale! Dunque tra Wakefield e Big Pharma, non ho avuto dubbi ed ho scelto Wakefield. Date queste premesse, era fin troppo chiaro che la “narrativa ufficiale” sul caso, manipolata da Big Pharma, aveva completamente sovvertito la realtà … come, d’altra parte, è capitato con il COVID e tutte le “pandemie” inventate che l’hanno preceduto.
2. Nel suo libro parla di “cervello in fiamme”. Che cosa significa, esattamente, neuro infiammazione cronica?
La neuro infiammazione cronica è un’attivazione persistente e di lungo periodo delle cellule immunitarie del cervello (microglia e astrociti), che passa da meccanismo protettivo a fattore di danno. A differenza dell’infiammazione acuta, questa condizione “silente” non provoca febbre, ma sottopone il cervello a uno stato di allerta continua, liberando citochine infiammatorie e radicali liberi che possono portare a neuro degenerazione. Lo stato di neuro infiammazione cronica di cui parlo nel libro può essere determinato dai vaccini.
3. Perché sostiene che il tema vaccini-autismo sia stato escluso da dibattito scientifico prima ancora di essere realmente approfondito?
Perché gli interessi in gioco, come dimostro con abbondanza di documenti, nel libro, sono molto forti, sono prevalentemente economici, e vedono come protagonisti indiscussi i produttori di vaccini (Big Pharma) … i quali hanno, evidentemente, a cuore il profitto e non certo la salute e il benessere delle persone.
4. Se, come spesso viene detto, le cause dell’autismo non sono ancora note, perché si esclude con tanta sicurezza il ruolo dei vaccini?
A ben guardare, mi posso ritenere uno dei primi, se non il solo, ad aver proposto questo tipo di ragionamento, fondato esclusivamente sulla logica! Come ho scritto nel libro, questo modo di ragionare è intollerabile. Se non conosci le cause di una certa malattia, non puoi escluderne, con certezza, nessuna! Si potrebbe parlare di una sorta di “Paradosso dell’Onniscienza Selettiva”, ossia l’ammissione di non sapere nulla sulle cause generali, pur dichiarando di sapere tutto su ciò che NON può essere la causa. È pazzesco che questo modo delirante di ragionare sia stato fatto proprio da medici, operatori sanitari, associazioni, organi “di controllo”, medici legali, giudici e politica …
5. Quali sono gli studi scientifici che considera più importanti, a sostegno della sua tesi?
Questa domanda tocca il punto centrale intorno al quale si sviluppa tutta l’opera … e richiede una precisazione: lei dice “la sua tesi”, ma se la tesi fosse solo “mia”, varrebbe ben poco! Da quando ho iniziato a scrivere e denunciare il malaffare in cui versa la Medicina, non ho mai perso di vista l’importanza di fare affermazioni che siano sostenute da dati scientifici pubblicati su riviste sottoposte a revisione paritaria. Ovviamente ho le mie opinioni, ma non le riporto mai mei miei libi. I miei libri sono raccolte di dati mutuati dalla letteratura scientifica; dunque ne “Il cervello in fiamme: come i vaccini provocano l’autismo”, nessuno troverà mie opinioni o mie “tesi”, ma solo dati pubblicati da ricercatori su riviste scientifiche sottoposte a revisione paritaria … e questo ci conduce al cuore della risposta alla sua domanda perché il libro contiene più di 600 citazioni di articoli scientifici che sono da tutti reperibili nel motore di ricerca della US National Library of Medicine, più noto con l’acronimo “PubMed”. Se mi chiede quali sono gli studi scientifici che considero più importanti, non posso risponderle altro che “tutti gli oltre 600 articoli che ho citato nel testo”!
6. Nel libro lei cita l’alluminio contenuto in alcuni vaccini. In che modo questa sostanza potrebbe influire sul cervello di un bambino?
L’alluminio (Al) è il metallo più ampiamente distribuito nell’ambiente, presente in natura allo stato trivalente (Al3+), come silicati, ossidi e idrossidi, può combinarsi con altri elementi come cloro, zolfo, fluoro, nonché formare complessi con materia organica. Sebbene l’esposizione umana all’alluminio sia diffusa e pervasiva, l’alluminio nei vaccini è molto pericoloso perché i vaccini vengono iniettati direttamente nel circolo ematico e la farmacodinamica delle forme iniettabili di alluminio comunemente utilizzate nei vaccini non è ben caratterizzata, sia per quanto riguarda l’impatto delle differenze nei programmi di vaccinazione sull’accumulo, sia per il ruolo di fattori come la genetica e l’ambiente sull’eliminazione dell’alluminio iniettato.
L’alluminio è usato come adiuvante nei vaccini da più di 70 anni; le formulazioni chimiche di alluminio più usate per i vaccini, sono l’idrossisolfato amorfo, l’idrossido di alluminio, il fosfato di alluminio e il solfato di potassio e alluminio (allume). l’alluminio è una potentissima neurotossina ed è tossico per il sistema immunitario. La neurotossicità dell’alluminio (ossia la sua tossicità per il sistema nervoso) è stata dimostrata dagli elevati livelli riscontrati nel cervello di pazienti encefalopatici sottoposti a dialisi, derivanti dall’accumulo nel dializzato contaminato.
Per quanto riguarda gli effetti neurologici, esaustive revisioni della letteratura sulla tossicosi da alluminio mostrano che negli esseri umani, l’accumulo di alluminio nel cervello è associato a malattie neurodegenerative come l’encefalopatia da dialisi, il morbo di Alzheimer (AD), il morbo di Parkinson (MP), la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la sclerosi multipla (SM) e l’autismo (DSA).
In una monografia sulla tossicosi da alluminio risalente al 2019, l’elenco degli effetti tossici di questo metallo appare terrificante; l’elenco che segue riporta gli effetti tossici conosciuti dell’alluminio, tra i quali troviamo: polmonite interstiziale desquamativa, proteinosi alveolare polmonare, granulomi, granulomatosi e fibrosi, miocardite tossica, trombosi e ictus ischemico, enterite granulomatosa, morbo di Crohn, malattie infiammatorie intestinali, anemia, morbo di Alzheimer, demenza, sclerosi, autismo, miofascite macrofagica, osteomalacia, oligospermia e infertilità, malattie epatorenali, cancro al seno e cisti, pancreatite, necrosi pancreatica e diabete mellito.
7. Quanto conta la predisposizione genetica rispetto ai fattori ambientali, nello sviluppo dell’autismo?
Come oncologo ho sentito ripetere fino alla nausea la storiella della genetica e della “predisposizione genetica”. Se parliamo di predisposizione, non possiamo usare il termine come extrema ratio per spiegare tutto ciò che non sappiamo, non possiamo o non riusciamo a spiegare altrimenti; questo modo di procedere ricorda un po’ quello del non meglio precisato virus che il medico tira in ballo quando non riesce a fare una diagnosi precisa! Per quanto sia perfettamente ragionevole e accettabile parlare di “predisposizione”, bisogna poi spiegare, in termini scientificamente concreti, in cosa tale predisposizione consista.
Se parliamo di genetica, dobbiamo fare uno sforzo concreto per cercare di superare le “mode” e prendere definitivamente atto del fatto che le malattie dipendono dall’ambiente e sono, pertanto, nella maggior parte dei casi, “epi-genetiche”. L’ “ambiente”, ovviamente, inteso in senso lato e, come tale, comprensivo di fattori come l’alimentazione, lo stile di vita, il “microbiota”, lo stress e non ultimo, il pensiero e la sua relazione con quella che chiamiamo “realtà”.
8. Lei ritiene che tutti i vaccini possano provocare danni neurologici o solo alcune tipologie?
Come ho detto in una risposta precedente, io non mi ergo mai a giudice della realtà, soprattutto perché la realtà è molto complessa e difficile da decifrare. Come diceva Sir. William Osler, da tutti considerato uno dei padri della Medicina moderna, “la Medicina è scienza dell’incertezza e arte della probabilità”, intendendo, con ciò, affermare che in Medicina non esistono verità assolute, ma solo verità statistiche; una certa affermazione viene accettata come “vera”, in Medicina, solo se statisticamente “significativa” … ma la significatività statistica non è affatto garanzia di verità! Se provo un farmaco contro la cefalea e lo trovo efficace nel 70% dei soggetti trattati, posso accettare questo dato come “statisticamente significativo” (posso curare 70 pazienti con cefalea su cento); il problema, però è che c’è un 30% di pazienti per i quali quel farmaco non è efficace … o potrebbe addirittura essere dannoso … e questo 30% è quello di maggiore interesse per il medico, perché è quello che ti porta a farti delle domande, a cercare meglio e a fare luce nella complessità delle cose “reali”!
Se volessimo spingere oltre il paragone, potremmo arrivare a dire che solo una minoranza di pazienti presenta effetti collaterali gravi a causa dei vaccini; ma di nuovo, è in questa minoranza che il medico deve trovare le giuste motivazioni per andare oltre. Purtroppo, il grave difetto della statistica è quello di non considerare i casi individuali, per cui, se un vaccino sembra sicuro nel 90% dei casi, per il “sistema” che vuole le vaccinazioni di massa e obbligatorie, questo è già più che sufficiente … ma non è certo sufficiente per il restante 10% per il quale quel vaccino, oltre ad essere inutile, potrebbe essere molto pericoloso, se non “fatale”!
Per tornare al cuore della domanda, lasciando da parte le mie opinioni personali, cosa che, per altro, faccio molto volentieri, le rispondo con le parole dell’inventore del vaccino anti polio con virus inattivati, il dottor Jonas Salk che, in un articolo pubblicato sulla rivista “Science” del 1977, scrive: “I vaccini con virus vivi contro l’influenza e la poliomielite paralitica, possono in ciascun caso produrre la malattia che dovrebbero prevenire. I vaccini vivi contro morbillo e parotite, possono, invece, dare encefalite. Entrambi questi problemi sono dovuti all’inerente difficoltà nel controllare i virus vivi, in vivo … contrariamente a quanto ritenuto in precedenza, l’odierna evidenza suggerisce che i vaccini con virus vivi non possono essere somministrati senza il rischio di indurre paralisi”… in quest’ultima parte Salk si riferiva al vaccino di Sabin!
9. Nel caso dei vaccini vivi attenuati, come l’MPR, quale sarebbe il meccanismo biologico che potrebbe innescare l’autismo?
Il focus del libro è sulla neuro infiammazione cronica come causa delle alterazioni neurodegenerative che conducono all’autismo. Come diceva Salk nel 1977, (ossia mezzo secolo fa!), “I vaccini contro morbillo e parotite possono provocare encefalite” e l’encefalite è una neuro infiammazione acuta. La rosolia, tra l’altro, contratta in gravidanza (rosolia congenita), è considerata una causa ambientale nota che può aumentare il rischio di disturbi dello spettro autistico nel feto.
Ma perché la neuro infiammazione? I vaccini, specialmente quelli realizzati con virus vivi (anche se attenuati), non fanno altro che riprodurre, nel vaccinato, la malattia infettiva per la prevenzione della quale essi sono stati concepiti e realizzati; i fautori del vaccino affermano (senza mai averlo dimostrato) che la malattia che un vaccino fatto con virus vivi “attenuati” determina, è una malattia più “blanda” di quella che si contrarrebbe con un virus non “attenuato”, ma l’errore è proprio in questo che possiamo definire un preconcetto. Salk, che di vaccini se ne intendeva, con il suo monito sui vaccini realizzati con virus vivi “attenuati”, intendeva proprio metterci in guardia da questo preconcetto: “Entrambi questi problemi sono dovuti all’inerente difficoltà nel controllare i virus vivi, in vivo”; ossia noi non possiamo sapere, né tanto meno controllare cosa succede ai virus “attenuati”, una volta iniettati nel vaccinato; si tratta pur sempre di virus VIVI! A questo monito io aggiungerei:
Il processo di “attenuazione” dei virus (con mezzi chimici, fisici o di qualsiasi altro tipo) è sempre un processo biologico, e nessun processo biologico è mai “tutto o nulla”, ma segue i principi della distribuzione statistica descritta, graficamente, da una curva “a campana” (anche detta, tecnicamente, “gaussiana” o “distribuzione normale”). In termini più semplici, in una popolazione di virus sottoposti al processo di “attenuazione”, la maggioranza sarà certamente “attenuata” così come si ritiene debba essere, ma ci sarà una parte di quella popolazione che risulterà “morta” (o completamente inattivata) e una parte che risulterà resistente al processo di attenuazione (ovvero ancora “viva”) … e che, essendo fatta di virus vivi, potrebbe determinare la malattia vera e propria; non risulta, negli annali della Medicina, che un bambino (o, peggio, un neonato) possa contrarre morbillo, parotite e rosolia in una sola volta; questo può capitare, invece, iniettando un vaccino trivalente come l’MPR. E poiché il vaccino rappresenta uno stimolo per il sistema immunitario, un vaccino fatto con tre tipi diversi di virus, rappresenta uno stimolo potentissimo per un sistema immunitario (come quello del neonato o del bambino), che non è ancora completamente e pienamente formato. Di qui, le encefaliti, le encefalomieliti e, in generale le infiammazioni cerebrali, che insorgono dopo l’iniezione del vaccino, ossia di uno o più virus che, stimolando la risposta immunitaria, determinano il rilascio, da parte delle cellule del sistema immunitario, di fattori pro-infiammatori.
10. Secondo lei perché molti medici evitano di affrontare pubblicamente questo tema?
Le ragioni possono essere molteplici; però direi che, in generale, consapevoli di quanto è capitato a Wakefield, i medici sanno che si tratta di un argomento “scottante e pericoloso”; pertanto, anche se consapevoli, preferiscono evitare di esprimersi. Certo è che se questa fosse la ragione (ossia la paura di quello che ti può accadere se sostieni tesi che per il “mainstream” sono impopolari), sono ben altre le domande che dovremmo porci!
Poi, ci sono anche Colleghi che credono a tutto quello che viene dagli “organi ufficiali” di comunicazione in campo sanitario (ministero, Istituto Superiore di Sanità, AIFA, EMA, ecc.); in questo caso, io credo che con la recente “pandemia” inventata, questi sedicenti “organi ufficiali” abbiano largamente dato il peggio di sé, perdendo tutta la loro credibilità (se mai ne hanno avuta una!).
“Last but not least”, come dicono negli USA, ci sono Colleghi che hanno interessi specifici nel sostenere e diffondere tesi tanto allarmistiche quanto infondate. Quindi, se a sostenere la tesi della non correlazione tra vaccini e autismo si guadagna bene, a che pro sostenere il contrario? … ma anche in questo caso, dovremmo tutti farci altre domande!
11. Ha mai subito pressioni, critiche o tentativi di censura per le sue posizioni?
Ho subito, critiche, pressioni e vere e proprie rappresaglie, sia da parte dell’istituzione universitaria, sia da parte dell’Ordine professionale. Ma sono caduto sempre in piedi … proprio grazie al fatto che ho sempre documentato, in modo puntuale e minuzioso, tutto quello che scrivevo. Potrei citare, a titolo di esempio, il mio libro, intitolato “Le falsità sull’AIDS: Ancora Imbrogliati Dalla Scienza”, che al momento della pubblicazione mi portò a vere e proprie rappresaglie perfino da parte degli “scagnozzi” di una nota trasmissione televisiva, che tentarono, anche se inutilmente, di infangare la mia immagine professionale. Oggi quel libro è considerato tra i dieci migliori libri scritti in Italia sull’argomento!
12. Cosa risponde a chi sostiene che correlazione non significhi causalità?
Rispondo che mi è sempre piaciuta la filosofia, ma qui non facciamo filosofia! Facciamo, caso mai, ricerca e dunque ci facciamo delle domande e cerchiamo di dare delle risposte. E’ comunque vero che correlazione non significa causalità, ma io non parlo mai di “correlazioni”; parlo, piuttosto, di FATTI scientificamente accertati; saranno poi altri che, visti i FATTI, dovranno trovare le correlazioni e stabilire le relazioni di causa ed effetto … ma questa è la parte più difficile del lavoro, perché per riconoscere le relazioni di causa ed effetto occorrono competenza, capacità, consapevolezza, spesso coraggio e, in ogni caso, onestà intellettuale e integrità morale; purtroppo, tutto questo, oggi, non c’è più. Oggi, nelle aule di tribunale nelle quali si discutono i casi di autismo post-vaccinale, vige il principio, sopra illustrato, della mancanza di correlazione tra vaccini e autismo e, sebbene sia a tutti chiaro che le vere cause dell’autismo non sono ancora conosciute, nelle sentenze si dà per scontato e addirittura CERTO, che i vaccini non causano autismo, perchè non ci sono prove che i vaccini causino l’autismo.
Il mio libro dimostra, con le sue oltre 600 citazioni bibliografiche tratte da pubblicazioni regolarmente sottoposte a revisione paritaria, che le prove ci sono. Anche se la mia esperienza mi dice che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere (o meglio, leggere!). Allora, a chi filosofeggia sul gramo destino dei bambini colpiti da questa malattia, chiaramente iatrogena, rispondo che l’assenza di prove non è proca di assenza… ossia, il fatto che non ci siano prove della correlazione tra vaccinazioni e autismo (la qual cosa è FALSA!), non significa affatto che non ci sia correlazione!
13. Esistono segnali precoci che un genitore dovrebbe osservare, dopo una vaccinazione?
Sintomi prodromici, iniziali e non specifici, sono la febbre, la cefalea, il malessere generale, la nausea e il vomito. Troppo spesso, tutto questo viene catalogato come reazione “normale” all’immunizzazione e trattato con farmaci sintomatici. I segni di un coinvolgimento neurologico precoce sono, invece, alterazioni dello stato mentale (confusione, disorientamento, sonnolenza, letargia), cambiamenti del comportamento (Irritabilità inspiegabile, agitazione psicomotoria, ansia grave o alterazioni della personalità), crisi convulsive e deficit neurologici focali come debolezza o intorpidimento di un braccio, di una gamba o di un intero lato del corpo (emiparesi); difficoltà a parlare, biascicamento o incapacità di comprendere le parole (afasia); problemi di vista (visione doppia, vista offuscata); perdita di coordinazione nei movimenti o instabilità nel camminare.
Nei bambini molto piccoli, che non possono descrivere i propri sintomi, l’encefalite può manifestarsi in modo diverso, con pianto inconsolabile, stridulo o persistente, irritabilità estrema (il bambino si agita di più se preso in braccio), letargia o rifiuto del cibo (sonnolenza profonda, difficoltà a svegliarsi per poppare), fontanella bombata (la parte molle sulla testa del neonato appare tesa o rigonfia), rigidità corporea o, al contrario, eccessiva ipotonia (“bambino molle”).
14. Lei ritiene che il sistema di farmacovigilanza attuale sia adeguato a registrare eventuali danni neurologici?
La vaccino-vigilanza, in Italia e nel mondo è soltanto passiva. La vaccino vigilanza passiva è un sistema di monitoraggio basato sulle segnalazioni spontanee. Chiunque ritenga di aver subìto un effetto collaterale dopo una vaccinazione (AEFI, ossia, Adverse Events Following Immunization, è l’acronimo usato per definire questo evento), o chiunque se ne accorga (cittadini o operatori sanitari), lo segnala alle autorità competenti. La vaccino–vigilanza passiva è anche definita Spontaneous Reporting System (SRS) ed è soggetta al fenomeno dell’“under-reporting”, termine che si può tradurre con “sotto segnalazione” o anche sottostima, che, secondo quanto riferito da diversi ricercatori che si sono occupati del problema, può arrivare fino al 94%… il che significa che il 94% degli effetti avversi che si verificano dopo somministrazione del vaccino, non viene segnalato! Tutto questo accade perché non si vuole vedere la verità, dato che la verità nuocerebbe al business dei vaccini, ossia a Big Pharma.
In realtà, quando il legislatore ha deciso di adottare la definizione di “Adverse Events Following Immunization (AEFI)”, ovvero effetti avversi che seguono l’immunizzazione, intendeva affermare che tutti gli eventi avversi che si verificato dopo la vaccinazione devono essere registrati; rurri, nessuno escluso!
Invece, ciò che accade nella routine quotidiana è che gli operatori sanitari che raccolgono le segnalazioni, fanno una sorta di preselezione, accettando solo segnalazioni che nella loro personale opinione sono verosimilmente da ricollegare alla vaccinazione … ma questo è tradire lo spirito e l’essenza stessa del concetto di AEFI. Pertanto, se vogliamo conoscere la verità sugli effetti avversi da vaccinazione, l’unica soluzione è l’introduzione routinaria della vaccino-vigilanza attività!
15. Quanto pesa, secondo lei, il rapporto tra industria farmaceutica e istituzioni sanitarie, nel modo in cui viene affrontato questo tema?
Su questo tema potremmo scrivere un libro intero; ma invece di produrmi nell’ennesima dissertazione sul sistema corrotto della produzione e commercializzazione di farmaci e vaccini, torno all’esempio dell’autismo citando di nuovo il caso Wakefield. Perché il sistema corrotto dei farmaci e dei vaccini è intervenuto con tanta veemenza, dopo la pubblicazione, su una rivista molto quotata (“The Lancet”), dell’articolo di Wakefield, che dimostrava la stretta correlazione tra vaccinazione MPR (MMR per i Paesi anglofoni) e autismo? Come ho già spiegato, a causa del drastico calo nelle vaccinazioni! … e chi altri si preoccuperebbe tanto del calo nelle vaccinazioni, con un vaccino che ha un’utilità a dir poco controversa, se non la solita associazione a delinquere nota come Big Pharma?
16. Crede che oggi esista un vero spazio per la ricerca indipendente sulle cause dell’autismo?
La ricerca “indipendente” non esiste … e non solo da oggi … e, in generale, non solo nell’autismo! A titolo esemplificativo, consultare il paragrafo del libro dedicato al complesso industriale dell’autismo.
17. Nel suo libro emerge una critica molto forte alla Medicina contemporanea. Dove pensa che abbia sbagliato maggiormente?
La salute è un diritto sancito dalla Carta Costituzionale (Articolo 32)! Il concetto della salute come diritto fondamentale è un pilastro della civiltà moderna, oltre a essere sancito da trattati internazionali e da numerose carte costituzionali. La salute non dovrebbe essere considerata un bene di lusso o un privilegio legato alle disponibilità economiche, ma un diritto inalienabile di ogni essere umano, strettamente collegato alla dignità della persona.
La trasformazione degli ospedali in “aziende”, un fenomeno che in Italia, ad esempio, ha preso il via negli anni ’90 con l’aziendalizzazione delle Unità Sanitarie Locali (USL) in Aziende Sanitarie Locali (ASL) e Aziende Ospedaliere (AO), introduce una tensione intrinseca tra due logiche apparentemente inconciliabili: la tutela di un diritto fondamentale e la gestione economica delle risorse.
In teoria, il modello aziendale nella sanità pubblica non nasceva con l’obiettivo di generare un “profitto” da redistribuire agli azionisti (come avviene nel settore privato), ma con lo scopo di introdurre criteri di efficienza, lotta agli sprechi e responsabilità di budget. L’idea di fondo era che, essendo le risorse pubbliche limitate, una gestione oculata avrebbe permesso di curare meglio e più persone. Nella realtà, tuttavia, l’applicazione di metriche puramente commerciali a un bene non commerciale come la salute ha generato distorsioni evidenti (illustrate di seguito), che molti bioeticisti e professionisti della sanità considerano un vero e proprio tradimento dello spirito universalistico:
– La mercificazione del paziente: Quando il cittadino malato viene ridefinito come “utente” o “cliente”, e la prestazione medica come “prodotto”, si rischia di subordinare l’atto clinico al suo valore economico;
– La logica dei DRG (Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi): Il sistema di rimborso a prestazione può incentivare gli ospedali a privilegiare gli interventi finanziariamente più remunerativi (o a rapida rotazione) a scapito di patologie complesse, croniche o rare, che richiedono tempi lunghi e costi elevati ma rendono meno in termini di bilancio;
– Il taglio della prevenzione e del territorio: La medicina del territorio e la prevenzione primaria non generano “prestazioni” facilmente quantificabili o remunerative nel breve periodo, motivo per cui sono state spesso penalizzate a favore dell’alta specializzazione ospedaliera, frammentando la continuità della cura;
– Il burnout del personale: La pressione costante sulla riduzione dei costi e sul rispetto dei budget si traduce frequentemente in carenza di organico, turni estenuanti e, di conseguenza, in una potenziale riduzione della qualità e dell’umanizzazione delle cure.
L’industria farmaceutica globale, comunemente definita Big Pharma, si inserisce in questo meccanismo aziendalistico trovando un terreno ideale per massimizzare i propri profitti. Quando il sistema sanitario pubblico si frammenta e adotta logiche di mercato, si crea una perfetta convergenza di interessi tra l’esigenza di “rendicontare” prestazioni degli ospedali e la necessità delle multinazionali di vendere prodotti su larga scala.
Il profitto di Big Pharma si articola attraverso diversi canali strategici, profondamente intrecciati con la gestione aziendale della sanità:
1 – La medicalizzazione della società e la cronicizzazione
Il modello economico farmaceutico non trae il massimo profitto dalla guarigione definitiva, bensì dalla gestione a lungo termine delle patologie.
– Pazienti cronici come “clienti fissi”: Una terapia che cura una malattia in una settimana genera un profitto limitato e temporaneo. Farmaci che invece controllano i sintomi di malattie croniche (ipercolesterolemia, ipertensione, diabete, patologie autoimmuni), senza risolverle, costringono il paziente – o il sistema sanitario che per lui paga – a un consumo vitalizio.
– Abbassamento dei marker clinici: Nel corso degli anni, le soglie per definire una persona “malata” (si pensi ai valori della pressione arteriosa o del colesterolo) sono state progressivamente abbassate da commissioni scientifiche spesso collegate all’industria. Questo trasforma istantaneamente milioni di persone sane in pazienti da trattare farmacologicamente.
2 – Il meccanismo dei brevetti e i prezzi di monopolio
Attraverso il sistema dei brevetti (regolato dagli accordi internazionali TRIPS), Big Pharma ottiene il monopolio assoluto su una nuova molecola per circa 20 anni.
– Prezzi arbitrari: Non esistendo concorrenza in quel lasso di tempo, le aziende possono imporre prezzi astronomici, giustificandoli con gli alti costi di ricerca e sviluppo (i quali, tuttavia, sono spesso ampiamente co-finanziati da fondi pubblici e università).
– “Pharma Evergreening”: Per evitare la scadenza di un brevetto e l’ingresso sul mercato dei farmaci generici (molto più economici), le aziende introducono modifiche marginali alla molecola o ne cambiano la modalità di somministrazione, ottenendo un nuovo brevetto e prolungando il monopolio.
3 – La logica delle prestazioni e il “Pronto all’Uso” negli ospedali
Negli ospedali-azienda, dove il personale è ridotto e i tempi di degenza devono essere ridotti al minimo per far quadrare i bilanci, il farmaco diventa lo strumento più efficiente e rapido.
– Sostituzione delle terapie complesse: Una psicoterapia, un percorso riabilitativo o un intervento sullo stile di vita richiedono tempo, personale e strutture operative (costi fissi alti per l’ospedale). Una pillola o un’iniezione si somministrano in pochi secondi. L’aziendalizzazione spinge quindi verso la soluzione farmaceutica standardizzata perché accelera il “turnover” dei posti letto.
4 – Il condizionamento della ricerca e della formazione medica
Big Pharma non produce solo i farmaci, ma finanzia in gran parte la conoscenza scientifica che ne legittima l’uso:
– Sponsorizzazione dei Clinical Trials: La maggior parte degli studi clinici è progettata, condotta e pagata dalle stesse aziende che producono il farmaco. Questo può portare a distorsioni metodologiche, come la pubblicazione dei soli dati positivi (publication bias) o l’uso di comparatori deboli per far apparire la nuova molecola straordinariamente efficace.
– Formazione Medica Continua (ECM): I congressi scientifici, l’aggiornamento dei medici e le linee guida terapeutiche internazionali sono massicciamente finanziati dall’industria. Questo crea un condizionamento culturale per cui la risposta medica a qualsiasi problema di salute passa quasi esclusivamente attraverso lo strumento farmacologico industriale.
5 – Il “Disease Mongering” (La creazione delle malattie)
Per espandere il mercato, l’industria a volte non cerca un farmaco per una malattia, ma cerca una malattia per un farmaco già esistente. Pratiche comuni includono la trasformazione di normali stati d’ansia, tappe naturali della vita (come la menopausa o l’invecchiamento) o lievi disturbi comportamentali in vere e proprie patologie psichiatriche o mediche che necessitano di una copertura terapeutica.
Mi dispiace di essermi tanto dilungato, ma la domanda esigeva una risposta precisa e articolata!
18. Cosa prova quando vede aumentare i casi di autismo anno dopo anno?
Conoscendo (per averli vissuti nei casi che mi è capitato di assistere in sede legale) il dolore, l’angoscia e la paura del futuro che affliggono i genitori dei bambini autistici, non posso far altro che provare lo stesso dolore, la stessa angoscia e la stessa paura per il futuro; sentimenti ai quali si aggiunge, nel mio caso, la consapevolezza che tutta questa sofferenza potrebbe essere facilmente evitata se finalmente si intervenisse a limitare lo strapotere economico e la corruzione che affliggono il business dei farmaci e dei vaccini.
19. Qual è la domanda più importante che oggi dovrebbe porsi un genitore, prima di vaccinare un figlio?
In realtà le domande sono molte, ma una potrebbe essere: i vaccini servono davvero? Nel mio libro, intitolato “Vaccinopoli”, dimostro come i vaccini non abbiano inciso in alcun modo sulla salute pubblica, mentre sicuramente hanno inciso le migliorate condizioni di vita, l’igiene, il benessere, l’alimentazione e tutti gli altri fattori che nelle società più sviluppate hanno contribuito a migliorare la qualità della vita delle persone. Vale, dunque, davvero la pena di rischiare la salute o, addirittura la propria incolumità, o peggio, l’incolumità dei nostri figli, per prevenire malattie che non esistono più o possono essere semplicemente curate con farmaci o rimedi naturali? Per il bene di chi ci sottoponiamo alle vaccinazioni? Per la nostra salute o per il profitto dei produttori di vaccini? Queste e tante altre ancora sono le domande.
20. Se avesse davanti il Ministro della Salute, quale sarebbe la prima cosa che gli chiederebbe, sul tema autismo e vaccini?
Caro Ministro, se lei avesse un bambino che ha sviluppato autismo nei giorni successivi alle vaccinazioni “obbligatorie”, cosa farebbe? Vorrebbe ancora “obbligare” povere anime innocenti a sottoporsi alle vaccinazioni?
Lei pensa che in futuro la comunità scientifica sarà costretta a rivedere molte certezze sui vaccini pediatrici?
Quali certezze? Come ho detto, non c’è nulla di “certo”, in Medicina! Meno che mai, vi sono certezze sui vaccini.
Gregory Poland, “vaccinologo” di fama internazionale, nonché editore capo della rivista scientifica “Vaccine”, da molti anni lotta perché si affermino i principi della “vaccinomica” e dell’“avversomica”, termini da lui coniati per definire l’approccio moderno e personalizzato all’impiego dei vaccini.
La “vaccinomica” (Vaccinomics in inglese) è la disciplina che studia l’impatto del patrimonio genetico individuale sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini. Integrando genomica, immunologia e bioinformatica, questa scienza mira a sviluppare vaccini personalizzati, ottimizzando la risposta immunitaria innata e adattativa.
L’ “avversomica” (in inglese adversomics) è una branca della ricerca biomedica che studia come le caratteristiche genetiche e biologiche individuali influenzino la comparsa di eventi avversi, anche gravi, dopo la somministrazione di un farmaco o di un vaccino.
Le vaccinazioni, così come la somministrazione dei farmaci, dovrebbero essere “personalizzate”; ma la personalizzazione richiede investimenti e non garantisce profitti … chi ha orecchie per intendere, intenda!
21. Dopo aver scritto questo libro, qual è la conclusione più inquietante a cui è arrivato?
Non c’è niente di nuovo sotto il sole. Quello che succede oggi era previsto e prevedibile. Quando la sanità e la salute pubblica sono saldamente nelle mani di speculatori senza scrupoli, corrotti e corruttori, che esperti del settore paragonano a criminali, non c’è più via di scampo. La criminalità va combattuta, non assecondata o, peggio, trasformata in “modus vivendi”, come Big Pharma sta facendo da decenni!
22. C’è un episodio umano, un incontro o una storia clinica che l’ha segnata particolarmente, durante le sue ricerche?
Io sono spesso consulente tecnico di parte in cause contro il ministero per danni arrecati dai vaccini e posso dire che tutti i casi di autismo che mi è capitato di assistere, sono struggenti … non solo per il sentimento di immensa pietà che evocano i bambini affetti da questa malattia, ma per quello che si può immaginare siano e saranno le loro vite e quelle dei loro genitori.
23. Qual è il messaggio principale che vorrebbe arrivasse ai genitori che ascolteranno questa intervista?
Il messaggio principale, quello che vorrei sinceramente tutti tenessero bene in mente è che TUTTE le sentenze che non concedono, non hanno concesso o non concederanno un risarcimento alle famiglie colpite da questa sciagura, si basano su dati falsi e privi di qualsiasi fondamento scientifico. La Scienza sa bene che i vaccini possono provocare l’autismo e chiunque affermi il contrario, in qualunque sede, mente sapendo mentire. Il nesso causale tra vaccinazioni e autismo è scientificamente solido e ineccepibile e può essere negato soltanto da chi non sa o da chi è in malafede. Questo è il messaggio che il libro vuole trasmettere, soprattutto ai genitori che spesso, anche se in gravi difficoltà economiche, insistono stoicamente nel rivendicare un risarcimento per un danno che è una vera e propria condanna alla morte sociale. Dico ai genitori: “… insistete nel rivendicare ciò che vi deve essere riconosciuto, anche se tutti sappiamo bene che non esiste somma in denaro che vi possa restituire le vostre vite e quelle dei vostri bambini … insistete; fatelo non solo per voi e per i vostri bambini, ma anche per gli altri … e abbiate fiducia: la Verità non può restare nascosta a lungo!”.
24. Secondo lei, oggi è ancora possibile fare informazione libera su temi sanitari così controversi?
L’informazione libera è un’utopia; specialmente oggi … specialmente su temi che riguardano la salute! Lo abbiamo visto con il COVID e non escludo che ci provino ancora con altre fantasticherie … come il recente “hantavirus”. Il potere è saldamente nelle mani dei malfattori dei Big Pharma … e quando parlo di potere parlo di denaro, usato per manipolare informazione, istituzioni, sanità, politica e tutto quello che è necessario comprare, pur di affermare il principio in accordo con il quale “i vaccini sono buoni e fanno bene” …
25. Ci dovrebbe leggere questo libro e perché?
Il libro è dedicato ai bambini autistici e ai loro genitori, ma anche a tutti quelli che, ignari, ancora credono che governi e istituzioni siano al servizio dei cittadini e abbiano a cuore la loro salute.
Poi, come è scritto nell’epilogo, il libro è specialmente dedicato a tutti coloro che devono decidere se i bambini diventati autistici in seguito a vaccinazione, meritino o meno un congruo risarcimento, che consenta loro di vivere una vita normale, soprattutto quando i loro genitori non ci saranno più e non ci sarà più nessuno a prendersi cura di loro.
Se questo libro entrasse nelle aule di tribunale nelle quali si discutono i casi di risarcimento per autismo da vaccino, credo che nessun giudice potrebbe più riproporre a cuor leggero la tesi della “non correlazione” tra vaccini e autismo.
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