Dissenso è oggi una parola fin troppo abusata, soprattutto quando si affronta il tema delicato e controverso degli affidi: un sistema che, anziché proteggere, colpisce in modo violento e ingiustificato. Figli allontanati dai genitori, storie spezzate, silenzi che pesano come macigni. E dietro tutto questo si intravede un meccanismo lontano dal reale interesse dei minori.
Il sistema degli affidi, così come emerge dalle numerose testimonianze che abbiamo raccolto in questi mesi, mostra crepe profonde. Decisioni prese sulla base di valutazioni soggettive, agite senza un reale contraddittorio, rendono il percorso per le famiglie e i loro avvocati impossibile da affrontare. Uscire da questo ingranaggio diventa una battaglia lunga, logorante e senza speranza per molti.
Anni di allontanamenti che lasciano segni indelebili nei bambini e nei genitori. Traumi che lo Stato contribuisce a generare mentre dichiara di volerli prevenire. Una contraddizione evidente che solleva interrogativi urgenti: chi tutela davvero questi minori? E soprattutto, a quale prezzo?
Dissenso e strumentalizzazione politica
Negli anni, realtà come Playmastermovie hanno raccolto testimonianze, dato voce a chi non ne aveva, contribuendo a costruire una coscienza collettiva attorno a queste vicende. Un lavoro nato dal basso, sostenuto da cittadini, associazioni e movimenti che hanno dato vita a una vera comunità del dissenso.
Oggi però si assiste a un fenomeno preoccupante: l’ingresso della politica in queste battaglie. Un ingresso che, più che rappresentare un reale sostegno, pare trasformarsi in una forma di appropriazione. Alcune forze politiche mostrano di voler cavalcare il tema degli affidi, presentandosi come alleate, ma con il sospetto, più che fondato, che l’obiettivo sia quello di raccogliere consenso e trasformare il dolore delle famiglie in uno strumento elettorale. Lo abbiamo visto con la Meloni e con Salvini durante la campagna pre-referendum e lo stiamo vedendo con il generale Vannacci, accolto dall’“avanguardia del dissenso” – così è stata definita – e nelle passerelle degli ultimi giorni, abbracciato alle mamme a cui sono stati sottratti i figli, che gridano giustizia. Ancora più grave è il fatto che una parte del mondo del dissenso sembri non accorgersene, o forse finga di non sapere chi sono coloro che hanno dimostrato di non mantenere le promesse una volta raggiunte le posizioni di potere.
Serve consapevolezza, non illusioni
È necessario mantenere lucidità. La storia recente insegna che la classe politica italiana, al di là degli schieramenti, ha deluso le aspettative di chi pretendeva fatti concreti: promesse fatte nelle piazze e poi dimenticate nei palazzi. Per questo motivo, oggi più che mai, è fondamentale distinguere tra chi lotta per convinzione e chi interviene per convenienza. Il dissenso autentico non può essere delegato, né tantomeno svenduto.
Le famiglie coinvolte in queste vicende non hanno bisogno di slogan o passerelle mediatiche, ma di verità, giustizia e rispetto. E chi decide di stare al loro fianco deve farlo con coerenza, senza secondi fini. Il rischio, altrimenti, è che anche questa battaglia venga assorbita e neutralizzata da un sistema che trasforma tutto in uno strumento di potere.

