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Dalla commissione Covid tedesca a X: il caso Sterz diventa virale - Video

Dalla commissione Covid tedesca a X: il caso Sterz diventa virale – Video

di Redazione Playmastermovie

Secondo quanto riportato da Il Giornale d’Italia – Quotidiano Indipendente, una delle testimonianze più discusse emerse davanti alla Commissione d’inchiesta tedesca sul Coronavirus riguarda quella del dottor Helmut Sterz, ex capo tossicologo di Pfizer Europa. Una dichiarazione che, inizialmente rimasta confinata negli ambienti specialistici e parlamentari, ha poi assunto una dimensione internazionale grazie alla diffusione sui social network.

A rilanciare il caso è stato il giornalista svedese Peter Imanuelsen, conosciuto su X con il profilo PeterSweden7, che ha pubblicato una serie di post definendo la vicenda una notizia da prima pagina ignorata dai grandi media. La diffusione dei suoi contenuti ha attirato migliaia di condivisioni e commenti, fino a coinvolgere anche Elon Musk, proprietario della piattaforma X, che ha contribuito ad amplificare il dibattito raccontando anche una propria esperienza personale legata alla vaccinazione.

Al centro della discussione ci sono le dichiarazioni di Sterz davanti ai deputati del Bundestag. L’ex dirigente, che per anni ha lavorato nello sviluppo di farmaci e nella valutazione della sicurezza dei prodotti, ha sostenuto che il processo di approvazione dei vaccini anti-Covid, in particolare quello Pfizer-BioNTech, sarebbe stato troppo rapido e avrebbe sacrificato studi tossicologici ritenuti fondamentali.

Secondo la sua analisi, non sarebbero stati completati adeguatamente approfondimenti su aspetti come il potenziale rischio cancerogeno e la tossicità riproduttiva. Sterz ha inoltre citato uno studio condotto sui ratti, definendolo insufficiente dal punto di vista metodologico. Da queste premesse, l’ex tossicologo ha tratto una conclusione molto forte, sostenendo che l’approvazione del vaccino si sarebbe trasformata in quello che ha definito un “test proibito sull’uomo”.

Gli effetti collaterali

Un altro punto controverso riguarda gli effetti collaterali segnalati dopo la commercializzazione. Sterz ha richiamato i report post-marketing di Pfizer, parlando di oltre 1.200 casi sospetti di morte registrati entro i primi due mesi dall’approvazione. Per quanto riguarda la Germania, ha indicato oltre 2.100 segnalazioni di decessi presso il Paul-Ehrlich-Institut, introducendo anche il tema della possibile sotto-segnalazione e ipotizzando numeri molto più elevati.

L’ex dirigente ha inoltre contestato il processo produttivo industriale del vaccino, sostenendo che il prodotto distribuito su larga scala sarebbe stato diverso da quello utilizzato durante le sperimentazioni cliniche. In particolare, ha parlato della presenza di impurità di DNA batterico che, a suo giudizio, potrebbero aumentare il rischio oncologico.

Alle accuse ha risposto il ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach, presente alla stessa audizione, che ha respinto con decisione tali affermazioni. Lauterbach ha ricordato l’enorme quantità di dati disponibili a livello globale, con oltre un miliardo di somministrazioni analizzate, e ha ribadito che il Paul-Ehrlich-Institut ha esaminato centinaia di migliaia di segnalazioni sospette. Sul tema del rischio di cancro e fertilità, il ministro è stato netto: non esisterebbero prove scientifiche a sostegno di tali timori.

La Commissione tedesca proseguirà con ulteriori audizioni, ma il caso Sterz ha già riacceso il confronto internazionale sulla sicurezza dei vaccini a mRNA, alimentando un dibattito che resta fortemente divisivo tra opinione pubblica, politica e comunità scientifica. Foto: YouTube

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