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Biologo romano «Mi hanno tolto le figlie dopo il mio no ai vaccini non obbligatori»

Biologo romano: «Mi hanno tolto le figlie dopo il mio no ai vaccini non obbligatori»

di Redazione Playmastermovie

Una vicenda familiare e giudiziaria che dura da anni e che ora potrebbe arrivare fino alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. È quella raccontata dal Secolo d’Italia attraverso la testimonianza di Massimo O., biologo romano di 57 anni, che sostiene di avere subito una limitazione della propria potestà decisionale nei confronti delle figlie minorenni a seguito del dissenso espresso su alcune vaccinazioni non obbligatorie.

L’uomo, che lavora nel settore farmaceutico da oltre vent’anni, racconta di aver sempre mantenuto un rapporto profondo con le sue figlie, oggi di 14 e 17 anni. «Le figlie mi adorano. Non è mai mancato loro nulla», afferma, ricordando con emozione l’ultimo fine settimana trascorso insieme. Un pranzo in un ristorante coreano, una passione condivisa per la musica K-pop e i tramonti osservati sul mare di Torvaianica sono alcuni dei momenti che descrive come fondamentali per mantenere vivo il legame con le ragazze.

Secondo quanto riferito al Secolo d’Italia, il conflitto con l’ex moglie sarebbe nato durante e dopo il periodo pandemico, in particolare in relazione a decisioni sanitarie riguardanti le figlie. Massimo sostiene di essersi opposto alla somministrazione dei vaccini contro il Covid-19 e contro il papilloma virus (HPV). 

«Le mie figlie hanno effettuato tutte le vaccinazioni obbligatorie previste dal piano vaccinale», spiega. La sua posizione, sostiene, era legata esclusivamente a una valutazione prudenziale rispetto a vaccini non obbligatori per ragazze molto giovani. Una scelta che, a suo dire, sarebbe diventata uno degli elementi centrali del contenzioso giudiziario.

Il biologo contesta inoltre l’immagine di genitore irresponsabile che ritiene sia emersa durante il procedimento. «Sono biologo abilitato alla professione e lavoro nel settore farmaceutico dal 2004, anche in multinazionali. Si può non condividere la mia posizione, ma incompetente non lo si può definire», afferma.

Secondo la ricostruzione fornita dai suoi legali, Alessandro Romanò e Giacinto Canzona, il Tribunale di Velletri avrebbe attribuito alla madre la competenza esclusiva sulle decisioni sanitarie riguardanti le figlie. Una decisione che gli avvocati definiscono «assolutamente punitiva» nei confronti di un padre che, sostengono, non avrebbe mai violato la legge ma avrebbe semplicemente espresso il proprio dissenso rispetto a trattamenti sanitari non obbligatori.

Massimo racconta di vivere con sofferenza anche le limitazioni imposte agli incontri con le figlie. Attualmente può vederle a weekend alterni e per poche ore durante la settimana. Una situazione che considera particolarmente dolorosa, soprattutto alla luce del forte legame affettivo che continua a unire padre e figlie.

Dietro il ricorso che si prepara a presentare alla Corte europea dei diritti dell’Uomo, spiega, non vi sarebbe soltanto una questione personale. L’obiettivo sarebbe anche quello di accendere i riflettori sulla condizione di molti padri separati che, a suo giudizio, si trovano a vivere situazioni analoghe. «Non sto combattendo contro qualcuno. Sto combattendo per continuare a essere il padre delle mie figlie», afferma.

Mentre la vicenda si prepara a varcare i confini italiani sul piano giudiziario, il biologo continua ad attendere il prossimo incontro con le sue ragazze, nella speranza che la sua battaglia possa trovare ascolto nelle sedi competenti.

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