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Barbara Balanzoni Ecco cosa c'è

Barbara Balanzoni: “Ecco cosa c’è davvero nel nuovo piano pandemico” – Video

di Redazione Playmastermovie

In un’intervista rilasciata a Byoblu, la dottoressa Barbara Balanzoni è tornata ad analizzare il nuovo Piano Pandemico 2025-2029, approvato proprio mentre iniziano a circolare le prime notizie sui casi di Hantavirus. Una coincidenza temporale che, secondo il suo intervento, merita attenzione e apre interrogativi sul modello sanitario e sociale che potrebbe delinearsi nei prossimi anni.

Nel corso della sua analisi, Balanzoni mette in discussione soprattutto l’impianto del documento, soffermandosi sui concetti di sorveglianza sanitaria, raccolta dati, tracciamento digitale e utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione delle emergenze. Temi che, a suo avviso, ricordano dinamiche già viste durante la pandemia Covid, ma che oggi sembrano assumere una forma ancora più strutturata e permanente.

“La rapidità con cui è stato approvato il piano e il modo in cui subito dopo è esplosa l’attenzione mediatica sull’Hantavirus”, osserva, “fanno sorgere più di una domanda”. Secondo la dottoressa, il nodo centrale non riguarda soltanto il rischio sanitario, ma il rapporto sempre più stretto tra salute pubblica, strumenti digitali e gestione centralizzata delle informazioni.

Nel documento ufficiale, infatti, trovano spazio riferimenti alla digitalizzazione dei sistemi epidemiologici, all’uso di algoritmi predittivi e al rafforzamento delle piattaforme di monitoraggio. Per Balanzoni, si tratta di passaggi che vanno letti con attenzione, soprattutto alla luce dell’esperienza degli ultimi anni.

Il timore di nuovi automatismi emergenziali

Uno dei punti più critici del suo intervento riguarda la circolare ministeriale pubblicata dopo i primi casi collegati all’Hantavirus. La dottoressa sostiene che alcune indicazioni contenute nel testo risultino poco chiare e potenzialmente contraddittorie, soprattutto sul tema dell’isolamento e della gestione dei contatti.

Secondo Balanzoni, il rischio è che strumenti introdotti come temporanei possano trasformarsi in procedure standardizzate da applicare automaticamente a ogni nuova emergenza sanitaria. Un meccanismo che, nella sua lettura, potrebbe progressivamente normalizzare forme di controllo sociale sempre più invasive.

Nel suo ragionamento emerge anche una critica alla comunicazione istituzionale e mediatica, accusata di alimentare un clima di allarme continuo. Il timore espresso è quello di una società che finisca per vivere in uno stato di emergenza permanente, dove prevenzione e sicurezza giustifichino misure sempre più pervasive.

La dottoressa insiste inoltre sul tema della medicina territoriale e dell’assistenza domiciliare, sostenendo che alcuni protocolli rischino di riproporre errori già emersi durante il Covid. In particolare, critica l’idea di demandare gran parte della gestione dei pazienti all’isolamento e alla sorveglianza senza un reale rafforzamento delle cure precoci e del supporto sanitario sul territorio.

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