Playmastermovie offre i suoi contenuti come beni della collettività, gratuitamente.
Per mantenere un’informazione indipendente, sostienici con una donazione.
Insieme riscriviamo la storia!

trieste

Trieste: assolti dopo cinque anni. Lo Stato carica, il tribunale smentisce

di Carmen Tortora

Assolti i portuali di Trieste. Ci sono voluti quasi cinque anni perché un’aula di tribunale facesse ciò che la politica non ha mai avuto il coraggio di fare: ammettere, senza dirlo esplicitamente, che quel processo non avrebbe mai dovuto esistere. Cinque attivisti No Green Pass, protagonisti delle proteste al porto di Trieste nell’autunno 2021, sono stati assolti con formula piena. Nessun reato. Nessuna colpa. Nessuna resistenza. Solo cittadini trascinati davanti a un giudice nel momento più isterico e autoritario della gestione Covid.

I portuali di Trieste non sono stati una parentesi folkloristica. Sono stati il simbolo più visibile della resistenza italiana al Green Pass. Scioperi, occupazioni, Varco 4 bloccato. Non slogan virtuali, ma lavoro fermo, porto paralizzato, corpi presenti. Quando, nell’ottobre 2021, l’obbligo del certificato verde è stato esteso, lo Stato ha risposto come fa quando non sa più convincere: con la forza. Il 18 ottobre la polizia ha sgomberato il porto usando idranti, lacrimogeni e manganelli. Ci sono stati feriti. Scene che oggi si cerca di rimuovere dalla memoria collettiva.

Da quello sgombero sono nate le accuse: resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Sedici imputati in totale. Molti hanno patteggiato per uscire da un incubo giudiziario che durava da anni. Cinque hanno scelto di andare fino in fondo. Ed è proprio su quei cinque che oggi arriva il verdetto: assoluzione totale perché il fatto non sussiste o non è stato commesso.

Trieste: non è solo una sentenza, è una smentita tardiva dell’intera narrazione costruita allora

Quella che descriveva i manifestanti come violenti, pericolosi, irresponsabili. In aula, testimonianza dopo testimonianza, è emerso l’opposto: una gestione dell’ordine pubblico sproporzionata, un vero e proprio assalto di Stato contro migliaia di persone colpevoli solo di aver rifiutato il ricatto del Green Pass.

Il Coordinamento No Green Pass e Oltre ha parlato di un “lampo di luce”. Non è l’alba, perché nessuno pagherà per le cariche, per le menzogne, per i danni umani e sociali prodotti. Ma è una crepa. Una di quelle che restano agli atti e che dicono chiaramente: non avevano ragione.

Quel movimento non chiedeva caos. Chiedeva di lavorare, curarsi, studiare, spostarsi senza apartheid sanitario. Contestava il protocollo della “tachipirina e vigile attesa”, la rimozione delle cure efficaci, la coercizione vaccinale mascherata da scelta. Chiedeva un sistema sanitario pubblico funzionante, non uno svuotato da anni di tagli e poi usato come clava emergenziale.

Oggi gli assolti rivendicano quella che chiamano la loro colpa: la colpa per la libertà. E ricordano che altri sono ancora sotto processo per la stessa colpa. Questa sentenza non assolve politicamente né moralmente la gestione autoritaria della pandemia. Ma certifica un fatto essenziale: la repressione non ha retto alla prova dei fatti.

Trieste resta lì, come una cartolina scomoda del biennio che si vorrebbe archiviare. Un porto, degli operai, uno Stato che carica. E anni dopo, un tribunale che dice ciò che allora era proibito dire: non era un crimine. Il crimine è stato altro. E il conto, quello vero, è ancora aperto. Foto: YouTube