Nel racconto condiviso da Maria Grazia Piccinelli, presidente del Comitato Fortitudo, emerge una vaccinazione pediatrica che ha segnato profondamente una famiglia. Sul suo profilo Facebook è stata diffusa la registrazione di una telefonata con una madre che attribuisce al vaccino un grave peggioramento delle condizioni del figlio.
La donna descrive una sequenza di eventi drammatica iniziata pochi giorni dopo la somministrazione di un richiamo dell’esavalente, con febbre persistente e un progressivo stato di assenza del bambino, fino al ricovero in ospedale nel giorno del suo compleanno. La vaccinazione sarebbe stata effettuata l’11 del mese e il ricovero sarebbe avvenuto il 16, quindi cinque giorni dopo.
Secondo il racconto, una TAC avrebbe evidenziato anomalie all’encefalo, successivamente approfondite con una risonanza magnetica che avrebbe mostrato lesioni neurologiche importanti. Nei giorni successivi il bambino sarebbe stato ricoverato con crisi epilettiche, poi trasferito in rianimazione a Messina per nove giorni, quindi spostato a Catania, presso il policlinico, dove avrebbe affrontato gravi crisi respiratorie e un ulteriore periodo di terapia intensiva. La madre afferma che il piccolo si sia stabilizzato solo grazie alla ventilazione meccanica e che attualmente non muova più né gambe né braccia.
Il contesto precedente
La donna racconta anche il contesto precedente alla vaccinazione. Già a sedici mesi aveva notato difficoltà nello sviluppo del figlio e per questo aveva avviato accertamenti. La decisione di vaccinare, sostiene, sarebbe stata vissuta con timore, sia per le condizioni di salute del bambino sia per una tragedia familiare avvenuta anni prima, quando aveva perso una figlia dopo un episodio febbrile insorto in seguito a un richiamo dell’esavalente.
Questo precedente avrebbe rafforzato le sue paure e il desiderio di ulteriori verifiche cliniche prima di procedere. La madre afferma inoltre di non essere stata informata dei possibili rischi e di aver conosciuto il Comitato Fortitudo grazie al suggerimento di una dottoressa, circostanza che per lei rappresenta un segno di ascolto e di attenzione. A suo dire esistono video che mostrerebbero il bambino in buone condizioni prima della vaccinazione.
Vaccinazione pediatrica, timori, prove e domande aperte
Nel racconto riferito al Comitato Fortitudo, la madre sostiene di essere stata contattata più volte dall’ASL, con l’indicazione di effettuare la vaccinazione ritenuta necessaria per la tutela della salute del bambino. La donna riferisce di aver segnalato il ritardo nello sviluppo del figlio e di aver chiesto approfondimenti, ma afferma che le sarebbe stato risposto che proprio quella fragilità rendeva la vaccinazione ancora più importante.
A oggi, secondo quanto riportato nella testimonianza, non esiste un documento clinico che stabilisca un nesso causale formale tra la vaccinazione e le condizioni neurologiche del bambino. Alcuni medici, racconta la madre, le avrebbero comunicato a voce che una correlazione temporale significativa appare molto probabile, senza mettere tale valutazione per iscritto.
Il racconto si chiude con parole di profonda sofferenza. La madre descrive il figlio come profondamente cambiato rispetto a prima, quando era attivo nonostante le difficoltà . La sua testimonianza, diffusa attraverso il Comitato Fortitudo, riporta al centro del dibattito il tema del consenso informato, del rapporto tra famiglie e istituzioni sanitarie e della necessità di risposte chiare nei casi clinici complessi.
Al di là delle conclusioni mediche, resta il dolore di queste famiglie, una sofferenza che merita di essere accolta e ascoltata senza giudizio. Per ascoltare la telefonata tra la madre e il presidente del Comitato Fortitudo, clicca QUI.
