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Oura Ring e medicina 4P - prevenzione sanitaria o nuova frontiera della sorveglianza biometrica

Oura Ring e medicina 4P: prevenzione sanitaria o nuova frontiera della sorveglianza biometrica?

di Carmen Tortora

Oura Ring è il simbolo di una nuova frontiera tecnologica che promette di rivoluzionare la medicina preventiva, ma che solleva anche interrogativi sempre più seri sul confine tra salute pubblica e controllo dei dati biologici.

La chiamano medicina 4P – preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa – ma nella pratica comincia ad assomigliare molto a una forma di biometria permanente travestita da salute pubblica. Il simbolo di questa nuova frontiera è l’Oura Ring, un anello tecnologico finlandese che misura battito cardiaco, temperatura corporea, qualità del sonno, ossigeno nel sangue, livelli di stress e perfino il ciclo mestruale. Un gadget nato nel 2016 su Kickstarter che nel giro di pochi anni è diventato un colosso da 11 miliardi di dollari e domina il mercato americano degli smart ring.

Fin qui sembra la solita favola della startup europea geniale. Il punto interessante è un altro: Washington ne è entusiasta. Politici di entrambi gli schieramenti lo indossano e nel governo circola un’idea ancora più ambiziosa: diffondere dispositivi wearable a tutta la popolazione entro il 2030 per monitorare continuamente i parametri vitali dei cittadini. E, a dire il vero, molti sembrano già pronti: basta guardare quante persone monitorano quotidianamente i propri parametri attraverso app, smartwatch e altri dispositivi digitali.

La promessa è quella classica della medicina predittiva: prevenire le malattie prima che si manifestino e ridurre i costi sanitari. Peccato che il rovescio della medaglia sia evidente. Un sistema del genere significa creare enormi database biometrici con informazioni estremamente sensibili su milioni di persone: salute, stress, abitudini di sonno, ritmi biologici.

Oura Ring e la costruzione di un’infrastruttura biometrica

Non a caso il Pentagono ha già firmato contratti per distribuire questi dispositivi al personale militare e civile. Quello che nasce come gadget per il benessere rischia così di diventare un elemento stabile delle infrastrutture sanitarie e istituzionali.

Il problema, in realtà, non è l’anello in ma l’infrastruttura che costruisce. Una volta che milioni di cittadini indossano sensori che raccolgono dati fisiologici 24 ore su 24, la linea tra prevenzione sanitaria e sorveglianza diventa sottilissima. E infatti l’azienda sta facendo lobbying a Washington per ottenere regole più morbide che permettano di espandere queste tecnologie senza i controlli severi previsti per i dispositivi medici.

In sostanza la promessa è semplice: cedi i tuoi dati biologici e in cambio ricevi la promessa di vivere più sano. Il rischio, però, è altrettanto chiaro: trasformare un innocuo anello nel nodo di una gigantesca rete di monitoraggio biometrico permanente. Un piccolo gadget elegante che, dietro la retorica della medicina preventiva, potrebbe diventare il dispositivo di sorveglianza più sofisticato mai normalizzato in una democrazia occidentale.

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