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organi espiantati

Organi espiantati da pazienti vivi: il caso USA fa discutere

di Redazione Playmastermovie

USA, la rivelazione choc: organi espiantati da pazienti con segni di vita. Secondo quanto emerso da un’indagine federale negli Stati Uniti, in almeno 28 casi su 350 analizzati il prelievo di organi sarebbe avvenuto in pazienti che mostravano ancora segni di attività neurologica, quindi potenzialmente non deceduti.

I dati sono stati pubblicati dalla Reuters e confermati da documenti del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), in un’inchiesta che ha messo sotto accusa la rete degli Organ Procurement Organizations (OPO), responsabili della raccolta di organi per i trapianti. In particolare, l’attenzione si è concentrata su Network for Hope, l’organizzazione attiva in Kentucky, West Virginia e Ohio.

Uno dei casi più inquietanti riguarda un uomo dichiarato morto in un ospedale del Kentucky. Secondo i documenti ufficiali, il paziente avrebbe mostrato segni di ripresa durante i preparativi per l’espianto degli organi: si sarebbe mosso sul lettino operatorio, inducendo il personale a fermare immediatamente la procedura. È sopravvissuto.

Il caso ha sollevato dubbi profondi sulle pratiche adottate da alcune strutture nel determinare la “morte” dei pazienti, soprattutto nei casi in cui le condizioni cliniche sono borderline e le tempistiche dettate dalla necessità di reperire organi nel più breve tempo possibile.

Organi espiantati: la minaccia di revoca da parte di Kennedy Jr

Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha minacciato la revoca della certificazione per le OPO coinvolte se non verranno immediatamente attuate riforme sostanziali nei protocolli di accertamento della morte e nelle modalità di prelievo.

Come riportato da fonti ufficiali, tra cui anche Associated Press, l’HHS ha già richiesto l’introduzione di checklist più rigorose e la possibilità per i medici o le famiglie di sospendere le procedure in caso di dubbi fondati.

L’inchiesta si inserisce in un contesto già critico, in cui il sistema dei trapianti statunitense è stato spesso accusato di essere poco trasparente, con pratiche opache e talvolta mosse da pressioni economiche più che da rigore etico.

Il fatto che alcuni pazienti siano stati sottoposti a processi di donazione mentre ancora in vita pone interrogativi molto seri non solo sulla sicurezza del sistema, ma anche sul concetto stesso di consenso informato, specialmente in contesti di urgenza.

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