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Indometacina - il farmaco dimenticato nella gestione del Covid

Indometacina, il farmaco dimenticato nella gestione del Covid

di Carmen Tortora

L’indometacina torna al centro del dibattito scientifico grazie a un recente studio che invita a riflettere sulle scelte compiute durante la pandemia di Covid 19, in particolare sulla gestione delle possibili terapie disponibili nei primi mesi dell’emergenza.

Un farmaco noto rimasto in secondo piano

Secondo i dott. Serafino Fazio, Alberto Donzelli e Paolo Bellavite, che hanno pubblicato un nuovo studio, l’indometacina, un antinfiammatorio usato da decenni, avrebbe potuto essere studiata molto di più durante la pandemia di COVID 19, ma è rimasta in secondo piano.

Gli autori spiegano che, nei primi mesi, mancavano cure certe e linee guida solide. In una situazione simile, sostengono che si sarebbero potuti testare anche farmaci già esistenti, soprattutto se supportati da basi scientifiche consolidate. L’indometacina era tra questi, dal momento che studi precedenti avevano mostrato come fosse in grado di bloccare la replicazione dei coronavirus in laboratorio e negli animali.

Alcuni studi su pazienti suggeriscono che il farmaco potrebbe migliorare i sintomi più rapidamente e ridurre il rischio di peggioramento respiratorio, soprattutto se utilizzato nelle fasi iniziali della malattia. Ciononostante, gli stessi autori chiariscono che le prove attualmente disponibili restano limitate e non definitive, perché gli studi condotti sono pochi, spesso su campioni ridotti e con limiti metodologici che non consentono conclusioni certe.

Indometacina e il nodo degli studi mancati

Il punto centrale del loro lavoro è che, nonostante questi segnali preliminari, non sono stati avviati studi clinici ampi e rigorosi per verificare in modo definitivo l’efficacia del farmaco. Secondo gli autori, diversi fattori potrebbero aver contribuito a questa mancanza, tra cui la rigidità della medicina basata sull’evidenza, gli ostacoli organizzativi e la forte concentrazione della ricerca su vaccini e nuovi farmaci.

In questo contesto, alcune opzioni già disponibili, potenzialmente utili e accessibili, sarebbero rimaste ai margini del dibattito scientifico e clinico. Non si tratta, sottolineano gli autori, di sostenere che l’indometacina rappresenti una cura efficace contro il Covid 19, ma piuttosto di evidenziare come avrebbe meritato maggiore attenzione e approfondimento in una fase in cui le alternative erano limitate.

Questa riflessione apre un interrogativo più ampio sulla gestione della ricerca durante le emergenze sanitarie, quando rapidità e prudenza devono trovare un equilibrio difficile. La scelta di puntare su alcune soluzioni piuttosto che su altre può influenzare profondamente le strategie terapeutiche adottate.

In sintesi, lo studio non propone certezze, ma invita a interrogarsi sulle opportunità non esplorate e sulle decisioni che hanno orientato la risposta globale alla pandemia. Una riflessione che, a distanza di anni, resta ancora aperta e rilevante.

Studio completo: “Indomethacin, a drug with known antiviral activity against SARS CoV, was overlooked during the COVID 19 pandemic”
Fazio S., Donzelli A., Bellavite P. 2026