Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha aggiornato una pagina del suo sito web dedicata al rapporto tra vaccini e autismo, cambiando la formulazione che per anni era stata considerata netta: «i vaccini non causano l’autismo».
Nel nuovo testo, l’agenzia ammette che gli studi finora condotti non escludono completamente la possibilità di un nesso causale e segnala che l’HHS (Department of Health and Human Services) ha avviato una valutazione più ampia sulle cause del disturbo.
Secondo quanto riportato dalla pagina aggiornata, l’affermazione “i vaccini non causano l’autismo” non è più presentata come affermazione definitiva, perché gli studi disponibili non hanno fornito prove talmente conclusive da escludere ogni possibile associazione. Il CDC afferma che l’HHS sta conducendo nuove indagini su potenziali meccanismi biologici plausibili, come l’effetto degli adiuvanti (per esempio a base di alluminio), l’infiammazione neurologica e altri fattori che potrebbero giocare un ruolo nel disturbo dello spettro autistico.
Viene citato anche il Data Quality Act (DQA), che ha portato alla revisione della pagina: il CDC è tenuto a garantire che le sue informazioni siano di alta qualità, oggettive e aggiornate. Il testo aggiornato spiega che, in base a questa legge, la pagina è stata modificata per riflettere una maggiore cautela: non si può più affermare con assoluta certezza che i vaccini non contribuiscano in alcun modo allo sviluppo dell’autismo nei bambini.
Lo stato della ricerca secondo il CDC
Nel suo aggiornamento, il CDC descrive lo stato attuale delle evidenze scientifiche, riconoscendo “la loro mancanza” in diversi ambiti relativi ai vaccini pediatrici (come DTaP, epatite B, Hib, IPV, PCV) e all’autismo. Pur sottolineando che molti studi non hanno trovato una correlazione chiara, l’agenzia ammette che:
Alcune ricerche passate sono state considerate metodologicamente limitate.
Non vi è una sola linea di studio consolidata che escluda ogni legame potenziale.
È necessario un approfondimento con studi meccanicistici, epidemiologici e di laboratorio per esplorare possibili vie biologiche.
Questo cambiamento di formulazione è rilevante non perché affermi che i vaccini causano l’autismo, ma perché segnala un’apertura istituzionale verso un’indagine più completa e trasparente.
Non è una presa di posizione allarmistica, bensì un invito a completare una ricerca che molti ricercatori, genitori e associazioni chiedevano da anni. La consapevolezza di eventuali limiti nelle prove attuali può rafforzare la fiducia pubblica, se accompagnata da una ricerca rigorosa e indipendente.
E in Italia? Ripensare la legge Lorenzin
Alla luce di questo aggiornamento del CDC, diventa legittimo chiedersi: anche in Italia non sarebbe il momento di riaprire un dibattito serio sulla legge Lorenzin? Quella norma, che ha imposto l’obbligo vaccinale per molti vaccini pediatrici, si basa su una valutazione del rischio-beneficio che parte da una certezza della sicurezza vaccinale.
Se anche il CDC – uno dei massimi enti di salute pubblica al mondo – riconosce che alcune domande rimangono aperte, forse è il momento di chiedere più trasparenza, più ricerca e più possibilità di confronto democratico anche dalle nostre istituzioni.
L’aggiornamento del CDC segna una tappa significativa: non è la fine del consenso scientifico sui vaccini, ma è uno sprone a indagare con maggior rigore. Per noi cittadini, per i genitori e per chi si occupa di salute pubblica, la chiave resta una: diritto al dubbio informato + diritto alla ricerca indipendente.
