Fabrizio Varani è un padre che ha vissuto sulla propria pelle, insieme alla moglie Valeria, ciò che in tanti preferiscono ignorare o minimizzare: un danno da vaccino riconosciuto dallo Stato, che ha stravolto la vita della loro figlia Giada, portandola via a soli undici anni. Era il 2 agosto del 2014.
La storia di Giada non è fatta di statistiche o numeri, ma di febbri altissime dopo ogni inoculazione, di un encefalopatia che l’ha colpita da piccolissima e di un lungo calvario che si è concluso il 2 agosto 2014. In mezzo, un indennizzo assegnato senza ricorsi in tribunale, a testimonianza che sì, a volte i vaccini possono causare effetti gravissimi, anche se dirlo pubblicamente continua a creare divisioni e accuse di “complottismo”.
Oggi Fabrizio e Valeria sono genitori di una nuova vita: la sorellina di Giada, che hanno scelto di non vaccinare dopo essersi confrontati a lungo, senza superficialità né rancore, ma con la consapevolezza di ciò che può accadere quando si impone una pratica sanitaria senza alternative.
Lo abbiamo intervistato per far emergere la voce di chi ha vissuto davvero l’altra faccia di una narrazione che troppo spesso nega, sminuisce o colpevolizza. Un dialogo schietto, in cui Fabrizio racconta senza filtri la sua esperienza, le sue riflessioni sul sistema sanitario, le contraddizioni di un Paese che riconosce il danno ma non ne parla.
Ecco le sue parole.
- Fabrizio, quando ripensi ai primi mesi di vita di Giada, quali segnali ti tornano in mente come “campanelli d’allarme” che oggi vedi diversamente?
Oggi mi rendo conto che a quei tempi, non mettendo in dubbio la sicurezza dei vaccini, non ho dato peso alle reazioni che dopo il primo vaccino ha avuto Giada: febbre altissima per molto tempo, pianti inconsolabili e gonfiore nel punto dell’inoculazione. Reazioni che per il pediatra erano normali.
- Come vivevate allora le rassicurazioni dei medici rispetto alle reazioni avverse? Ti è mai capitato di sentirti inascoltato?
Il pediatra non prestava attenzione a ciò che dicevamo. La maggior parte dei medici lavorano seguendo i protocolli e non considerano che ogni bambino è differente dall’altro e che andrebbe valutata ogni reazione in modo individuale. A loro viene insegnato che dopo il vaccino possono esserci solamente rarissime e lievi reazioni avverse. Non fanno sorveglianza attiva e pensano che i genitori, specie le mamme, notano qualcosa di strano solo perchè sono troppo apprensive.
Il nostro pediatra diceva che era tutto normale e noi ci fidavamo.
- Qual è stato il momento preciso in cui hai iniziato a collegare la condizione di Giada al vaccino?
Quando Giada, dopo il vaccino trivalente (Morupar) ha cominciato a regredire, ad essere meno vispa, meno presente e sofferente, sviluppando poi movimenti atassici.

Il riconoscimento del danno da vaccino
- Quando avete ottenuto il riconoscimento del danno da vaccino, come vi siete sentiti? È stato un sollievo o una conferma dolorosa?
Un momento di grande sofferenza perché da un danno da vaccino non si torna indietro; nello stesso tempo una conferma su ciò che in cuore nostro sapevamo già nonostante la maggior parte dei medici non voleva credere, per forma mentis.
- Quali difficoltà avete affrontato nel gestire la disabilità di Giada e come siete riusciti a mantenere una quotidianità?
Bisogna rimboccarsi le maniche, stringere i denti e organizzarsi affinchè la vita di una figlia disabile sia la più serena e dignitosa possibile. Mia moglie ha smesso di lavorare per accudirla, i nonni hanno contribuito in modo eccezionale e si sono dedicati quasi completamente a Giada, poi dovevamo organizzare le terapie, le visite mediche e le speranze di cure in Italia e all’estero…un calvario!
- Cosa significa per te oggi parlare pubblicamente di questa storia? Ti è mai pesato essere etichettato come “no-vax”?
Ne parlo pubblicamente perché le persone che non sanno il marcio, la disinformazione e la censura sulle notizie sui danni da vaccino, possano capire la realtà e decidere consapevolmente come comportarsi nel momento in cui devono decidere se vaccinarsi o no. Quando mi etichettano come un NO VAX, mi viene da sorridere pensando che ho perso una figlia causa un vaccino che allora non era neppure obbligatorio ma solo consigliato.
- Cosa rispondi a chi dice ancora “sono casi rarissimi, non vale la pena preoccuparsi”?
Se venissero alla luce tutti i danni da vaccino, senza censura, non potrebbero più dire che si tratta di casi rari.

“La mia seconda figlia Sofia non è vaccinata”
- Hai raccontato che non hai vaccinato la sorellina di Giada: come hai maturato questa decisione e come rispondi a chi ti giudica?
Dopo aver perso una figlia per un danno da vaccino riconosciuto dallo Stato, per noi è stato naturale non vaccinare la seconda. Non c’era molto da riflettere: avevamo già pagato un prezzo altissimo. È una scelta fatta con piena coscienza, senza rancore, ma con la consapevolezza che certi rischi non li avremmo più corsi. Chi ci giudica non ha mai camminato nei nostri passi.
- Parli spesso di esami pre-vaccinali: cosa vorresti dire ai genitori che non sanno nemmeno che esistono?
È uno strumento utile e predittivo che potrebbe dare un’indicazione di probabilità di subire un danno da vaccino. Non li fanno fare perché altrimenti calerebbe la percentuale di copertura vaccinale.
- Se potessi parlare a un legislatore o a un pediatra scettico, cosa gli diresti guardandolo negli occhi?
Gli direi: “La maggior parte di voi mente perchè avete paura di essere sospesi o radiati per affermare ciò che in scienza e coscienza sapete ma che non avete il coraggio di dire. Abbiate il coraggio di dire a gran voce ciò che spesso mi avete confidato, sussurrandolo fra i quattro muri dell’ambulatorio”.