Io e il mio fido collaboratore Ciro siamo rientrati da un viaggio di ben nove giorni in Abruzzo, dove abbiamo raccolto nuove testimonianze di sottrazioni indebite, illecite e immotivate di bambini alle loro famiglie.
In questi giorni abbiamo incontrato persone che ci hanno aperto le porte di casa, case già violate da istituzioni che non hanno mostrato rispetto né empatia e che invece hanno predato e rapito. Voglio ringraziare profondamente ognuna di queste persone per la fiducia, per il coraggio e per averci permesso di ascoltare da vicino storie che mi porto nel cuore e che devo condividere con voi. Ho sentito tutto il loro dolore, un dolore straziante che chiede giustizia. Bisogna agire!!!
Tra le storie già assurde che ho raccontato e che sto condividendo in pillole sui social, se ne aggiungono altre, altrettanto drammatiche.
Come quella di Loretta, una mamma che durante lo stato di emergenza covid, ha deciso di non vaccinare sua figlia di 16 anni, affetta da una disabilità grave. Si è sentita libera di scegliere, in assenza dell’obbligo vaccinale, e per questo gli assistenti sociali le hanno tolto la patria potestà, le hanno revocato l’affido e hanno prelevato non solo la figlia, ma anche il figlio di 14 anni, che non c’entrava nulla. Oggi questi genitori sono soli e la figlia che nel frattempo ha compiuto19 anni rimane trattenuta in casa famiglia.
C’è poi la testimonianza di una Erica che ha raccontato la storia di suo fratello, autistico e danneggiato da vaccino alla nascita. Denuncia il fatto che oggi, per un problema meramente burocratico, gli assistenti sociali abbiano tolto l’affido alla madre e abbiano prelevato il ragazzo da casa, oggi 24enne portandolo in una struttura a Rimini, a centinaia di km da casa.
Un’altra storia è quella di Ania, una mamma che si rivolse agli assistenti sociali per chiedere aiuto dopo una separazione. Sfinita dalle pressioni psicologiche subite all’interno della casa famiglia dove viveva con i suoi due figli, è scappata e, per tutta risposta, gli assistenti sociali le hanno tolto i bambini.
Ma la storia più terribile, anche se non è certo una gara a chi vive il dramma più grande, è quella di Valeria, una mamma di Rosciano, in provincia di Chieti, che da oltre quattro mesi non vede e non sente i suoi figli in nessun modo: né telefonicamente, né tramite incontri controllati con gli assistenti sociali, né via web. Nulla.
I figli le sono stati portati via per una “divergenza verbale coniugale”. Avete capito bene, quanto di più fisiologico possa accadere in una normale separazione. Quindi non una violenza fisica, non abusi perpetrati a danno dei bambini, ma una semplice divergenza verbale.
La cosa più agghiacciante è che Valeria, che non ha mai mostrato alcun tipo di oppositività, è stata braccata in casa da 17 persone, tra cui carabinieri in divisa e in borghese, ed è stata bloccata fisicamente. Le è stata fatta violenza.
Per la pressione fisica esercitata su di lei, in un modo che manco si riserva ai mafiosi, questa donna si è fatta la pipì addosso, mentre sentiva le urla strazianti dei figli che da sempre avevano manifestato fin lì, la volontà di stare con la mamma.
Dedicare tempo a tutto questo, all’ascolto di queste storie drammatiche, è doveroso. Perché lì, in quell’Abruzzo dove la “famiglia del bosco” occupa il posto della vicenda più mediatica sotto la luce dei riflettori, esiste un’altra realtà, molto più silenziosa e molto più grave, un sottobosco inquietante che deve allertare tutti gli abruzzesi e gli italiani. Perchè lì, nel Tribunale dei Minori dell’Aquila si prendono decisioni sulla base di relazioni redatte da assistenti sociali discutibili, decisioni che danneggiano irreparabilmente famiglie e bambini. Decisioni che spezzano vite.
Bisogna assolutamente fare luce! Io e Ciro abbiamo dedicato nove giorni a tutto questo. Siamo stati fuori casa, sottraendo tempo alla nostre famiglie, perché questa è una missione, forse tra le più importanti a cui abbia mai dedicato tempo, energia, amore e passione. Nei prossimi giorni uscirò con queste storie, una dopo l’altra, che poi entreranno nel progetto “Sottratti”e vi chiedo di sostenermi.
L’energia non ci manca, ma per aiutare queste mamme a riabbracciare i loro figli c’è bisogno di un’intenzione chiara da parte di tutti, la volontà di partecipare e di non spegnere i riflettori sul sottobosco del sistema illecito degli affidi.
Realizzare il documentario “Sottratti” richiede risorse concrete, spostamenti, logistica, tempo, competenze professionali e un grande impegno umano. Rendi possibile questa produzione, sostieni qui
