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OMS 2025: il vaccino è la risposta, il cittadino il problema

di Carmen Tortora

Pubblicato il 29 novembre 2025 sulla rivista scientifica peer‑reviewed PMC, l’aggiornamento dell’Agenda di ricerca sulla salute pubblica per l’influenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non è un contributo neutrale alla letteratura scientifica. È un testo che mette nero su bianco un assunto ideologico preciso: la scienza non deve più convincere, deve ottenere adesione.

La premessa è impeccabile e ormai rituale: aumento degli spillover zoonotici, circolazione persistente di ceppi ad alta patogenicità come H5N1, intensificazione degli allevamenti, mobilità globale. Tutto vero. Ma da qui il documento compie un salto logico rivelatore: la vaccinazione diventa l’asse non negoziabile della preparazione pandemica e la sua efficacia viene fatta dipendere non tanto dai dati clinici quanto dall’accettazione pubblica. Se l’adesione manca, il problema non è il prodotto, non è la strategia, non è la gestione politica: è la popolazione.

A questo punto entra in scena la comunicazione del rischio, che nel testo non significa confronto o spiegazione, ma allineamento dei messaggi. I governi dovrebbero parlare con una sola voce, secondo i principi OMS, per “rafforzare la fiducia”. Traduzione: ridurre al minimo le narrazioni divergenti. Il dissenso non viene mai trattato come una posizione legittima o razionale; è una frizione da eliminare, una barriera da superare.

Il passaggio più esplicito è quello sull’“infodemia”. Qui il documento è chiaro: sistemi di sorveglianza digitale basati su intelligenza artificiale vengono indicati come strumenti per monitorare in tempo reale ciò che circola online e per attivare contromisure proattive. Non per capire perché la fiducia sia crollata, ma per intercettare e neutralizzare il dubbio prima che si diffonda. Il dissenso viene trattato come un agente patogeno informativo.

A rafforzare il quadro arrivano i cosiddetti “messaggeri fidati”

Operatori sanitari, veterinari e professionisti ad alta esposizione non sono chiamati a discutere criticamente, ma a trasmettere localmente una linea già definita. La scienza non entra nello spazio pubblico per essere messa alla prova; entra per essere tradotta in comportamento conforme.

Anche l’enfasi su intelligenza artificiale, modellazione predittiva e sorveglianza genomica segue la stessa logica. Certo, servono ad anticipare l’evoluzione virale, ma soprattutto servono a comprimere il tempo tra allarme e adesione, riducendo lo spazio del dibattito. La velocità diventa una virtù politica: meno domande, più esecuzione.

Le lezioni del COVID‑19 vengono richiamate in modo selettivo. Si parla di equità e accesso, mai di comunicazione contraddittoria, mai di errori istituzionali, mai di fiducia bruciata. Il fallimento non è mai di chi decide: è sempre colpa della “disinformazione”.

Il risultato è netto. Con questo testo, pubblicato e legittimato nel circuito accademico, l’OMS non propone solo una strategia vaccinale. Formalizza una sanità trasformata in infrastruttura di governo, dove il consenso è un obiettivo operativo e il dissenso un malfunzionamento da correggere. Non più cittadini da informare, ma comportamenti da ottimizzare. Tutto, naturalmente, nel nome della scienza.

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