Famiglia nel bosco resta separata. La Corte d’Appello dell’Aquila ha infatti respinto il reclamo presentato dai legali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, confermando l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni che aveva disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e il collocamento dei tre figli minori in una casa famiglia a Vasto.
La decisione mantiene dunque lo status quo stabilito lo scorso 20 novembre, quando i bambini erano stati trasferiti da Palmoli alla struttura di accoglienza. La madre può incontrarli solo in momenti limitati della giornata – colazione, pranzo e cena – mentre la famiglia non potrà riunirsi nemmeno durante le festività natalizie. Eventualmente, il padre potrebbe ottenere un’autorizzazione per trascorrere il giorno di Natale in struttura.
I giudici di secondo grado hanno ritenuto ancora presenti le condizioni che avevano portato all’allontanamento, parlando di “gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei minori”, in riferimento all’integrità fisica e psichica, all’assistenza e alla vita di relazione. Dubbi sarebbero stati espressi in particolare sull’impostazione educativa della madre, definita “integralista”, anche per alcune pratiche ritenute non convenzionali.
Famiglia nel bosco, la difesa
La difesa, però, ha sottolineato come nel provvedimento vengano riconosciuti numerosi progressi da parte dei genitori. Secondo l’avvocata Danila Solinas, la Corte non avrebbe bocciato il percorso intrapreso dalla famiglia, lasciando aperta la possibilità di una futura rivalutazione positiva.
Resta il fatto che i bambini, già provati dal distacco, stanno vivendo un’esperienza potenzialmente traumatica. Il racconto del loro stupore davanti a oggetti comuni come vestiti profumati o una doccia solleva interrogativi, ma non può diventare il metro per giustificare una separazione così radicale.
La sensazione è che si sia superato un confine delicato: quello tra tutela e ingerenza. Non spetta ai giudici stabilire quale modello educativo sia “giusto” o “sbagliato”, finché non vi è un pericolo reale e dimostrabile. I figli non sono proprietà dello Stato e la protezione dei minori non dovrebbe mai trasformarsi in una punizione per scelte di vita non allineate.

