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Autismo

Autismo e potere: il cambio di passo voluto da Kennedy

di Redazione Playmastermovie

Kennedy ha deciso di imprimere una discontinuità radicale alla politica federale statunitense sull’autismo, ricostituendo da zero l’Interagency Autism Coordinating Committee (IACC), l’organismo che dal 2006 orienta le strategie nazionali e la distribuzione di circa 2 miliardi di dollari l’anno in fondi per la ricerca. Una scelta che ha immediatamente sollevato polemiche, critiche e allarmi da parte di ex membri del comitato e di settori consolidati della comunità scientifica, ma che segnala chiaramente un cambio di paradigma rispetto al passato.

Il nuovo comitato, composto da 21 membri, include medici, ricercatori indipendenti e rappresentanti di organizzazioni che negli anni hanno messo in discussione le spiegazioni ufficiali sull’aumento dei casi di autismo. Kennedy ha difeso le sue nomine affermando che i nuovi membri vantano decenni di esperienza e che il loro compito sarà quello di fornire finalmente “le risposte che gli americani meritano”. Una dichiarazione che va letta alla luce di un dato difficilmente contestabile: negli Stati Uniti oggi si stima che un bambino su 31 riceva una diagnosi di autismo entro gli otto anni di età. Un aumento esponenziale che le commissioni precedenti non sono mai riuscite a spiegare in modo convincente.

Le critiche non si sono fatte attendere. Alison Singer, presidente dell’Autism Science Foundation ed ex membro storico del comitato, ha parlato apertamente di un danno per le persone autistiche e per le loro famiglie. Altri esperti hanno espresso preoccupazione per il fatto che tra i nuovi nominati vi siano figure considerate “controverse”, come medici che hanno promosso approcci alternativi o genitori che mettono in relazione l’autismo con fattori ambientali e farmacologici.

Autismo e scienza sotto controllo: perché il cambiamento spaventa

Ma è proprio qui che si apre la questione centrale: perché ogni tentativo di esplorare piste diverse da quelle ufficiali viene immediatamente delegittimato? Per quasi vent’anni il comitato ha operato seguendo un’impostazione che ha escluso a priori alcune ipotesi, concentrandosi prevalentemente su genetica e diagnosi, senza riuscire a fermare – né spiegare – l’aumento dei casi. Continuare sulla stessa strada, ignorando il fallimento dei risultati, non è più sostenibile.

Diversi osservatori sottolineano che le reazioni più dure arrivano da ambienti fortemente interconnessi con il sistema della ricerca finanziata e con l’industria farmaceutica. Un sistema che potrebbe avere molto da perdere se emergessero elementi scomodi su fattori ambientali, esposizioni precoci o interventi medici ripetuti. In questo senso, la riorganizzazione voluta da Kennedy appare come una minaccia all’equilibrio consolidato più che come un reale pericolo per la scienza.

Il nuovo comitato, secondo alcuni dei membri appena nominati, si concentrerà sull’aggiornamento del piano strategico nazionale, sull’epidemiologia dell’autismo e sul miglioramento della diagnosi precoce. Ma la vera novità potrebbe essere un’altra: la disponibilità a porre domande che finora non si è voluto affrontare.

Se l’autismo è davvero un’“epidemia”, come sostiene Kennedy, allora è doveroso interrogarsi sulle cause senza tabù, senza interessi da proteggere e senza criminalizzare chi chiede trasparenza. Continuare a difendere lo status quo significa accettare che i numeri continuino a crescere senza risposte. Un cambio di passo non è solo legittimo: è necessario.