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Bambini separati dalla famiglia - La storia di Jennifer e dei suoi figli

Bambini separati dalla famiglia, la storia di Jennifer e dei suoi figli

di Redazione Playmastermovie

Bambini e istituzioni, quando la custodia diventa conflitto. Il racconto di Jennifer somiglia a quello di altre madri, di padri, di nonni e nonne, dove i fatti e le relazioni familiari che li sottendono hanno contorni sfocati, dove pare che vada tutto avanti tranquillamente pur se tra le mille difficoltà che la vita di tutti presenta.

È l’ennesimo racconto in cui i genitori subiscono l’imposizione di rinunciare ai figli e di non poterne seguire la crescita per motivi che appaiono aleatori, non supportati da prove, da elementi certi che giustifichino appunto una necessità così drastica e violenta di smembramento del nucleo familiare.

Così come a scuola, nelle lezioni di geometria, il “luogo dei punti” può apparire una locuzione campata per aria e incomprensibile (se non con uno sforzo di concentrazione), anche in questi racconti che si somigliano si ha la sensazione che sia possibile vedere due luoghi di punti opposti. Si osserva come la Legge stabilisca confini chiari, mentre la Giustizia rappresenti il luogo dei punti dell’orrore, cioè qualcosa di astratto ma doloroso che può essere creato sul momento e diventare effettivo anche senza un supporto che rassicuri che sia la cosa giusta da programmare, la scelta che porta verso il miglioramento della situazione che ha scatenato le forze coercitive istituzionali.

Bambini, regole e dolore

In questo modo si crea il luogo dei punti delle cose sbagliate contro la persona, cioè un luogo dove regole e comportamenti che dovrebbero essere pensati per il bene delle persone diventano, per una sorta di magia oscura, realtà spaventose col beneplacito di astrusi pareri di operatori preposti ma, secondo quanto emerge, non adeguatamente formati per la delicatezza dei compiti che sono loro affidati. Si ha l’impressione che il luogo dei punti che ogni volta si crea energeticamente sia lo stesso per tutti i casi: il luogo dei punti oscuri del Potere, distante dal luogo dei punti del buon senso dei comuni mortali, buon senso che invece porta facilmente sollievo e sostegno in situazioni problematiche risolvibili con metodi umani e antichi.

Jennifer ha raccontato che il 17/2/24 hanno portato via Katiuscia di 13 anni, su segnalazione della NPI, a sua volta avvisata dalla psicologa privata da cui la ragazza era in cura perché una coetanea l’aveva irretita con racconti di sue esperienze “da grande”, la spiegazione è vaga.

Quando Katiuscia, condotta a Nizza Monferrato Asti, riferisce che in casa famiglia sta male, che vuole tornare a casa, e lo dice anche in videochiamata, anche negli incontri in presenza degli operatori, si percepisce il luogo dei punti del buon senso che contiene il desiderio espresso dalla ragazza ma anche il desiderio della sua famiglia che è quello di crescerla nel miglior modo possibile.

La segnalazione e gli effetti

Quindi Katiuscia, influenzata dai racconti di una coetanea più “libera” e prontamente accompagnata da una psicologa per essere aiutata a capire che non è opportuno emulare comportamenti poco giudiziosi, viene (e proprio dalla sua psicologa) segnalata ai servizi sociali. Gli operatori allertati, senza svelare quanto relazionato dalla NPI, prendono Katiuscia e la “proteggono” portandola via.

Si spettegola sulla famiglia ma nulla è provato anche se molti abitanti del paese, di propria iniziativa, hanno scritto lettere favorevoli alla mamma Jennifer, alla nonna che vive con loro: chiedono di restituire i bambini alla loro vita.

La situazione non cambia ma, per rendere tutto ancora più doloroso, i due fratellini di Katiuscia, Vaiana di 8 anni e Almerio di 5, vengono presi da scuola, all’insaputa della madre e portati a Trecate Novara alla casa famiglia il Santo Spirito, lontano anche dal luogo dove si trova la sorella maggiore. La motivazione? Teniamoli sotto controllo, visto che c’è anche la sorella. Incredibile.

Provvedimenti di emergenza in nome di accuse non provate. Disposti allontanamenti forzati e improvvisi dei minori senza spiegazioni adeguate e doverose ai genitori.  L’istituzione tiene tutto per sé, costruisce misteri, inganni.

Differenti luoghi di realtà

L’Istituzione si muove, e si regge, su certi punti: protocolli, regole, iter diagnostici, test, scadenze, titoli. Si applica quanto scritto in merito e si procede. Quali sono invece i punti dei bambini? Mamma, papà, nonni, casa, giochi, famiglia. E lo chiedono con sincerità e con insistenza. È semplice, basterebbe dare una mano fino alla soluzione delle difficoltà familiari. Un accompagnamento autorevole e benevolo. Qualcosa come SOS Tata, il programma televisivo di qualche decennio fa.

Sono due luoghi che non comunicano perché hanno diversi intenti, e quindi nasce il conflitto: uno non considera le conseguenze del trauma di essere strappati dai genitori ed è fatto di schede, test, pratiche, scartoffie, codici e codicilli, curricula, gerarchie e libri di esperti. L’altro è fatto di carezze, sorrisi, capricci, pianti, risate, corse e baci, sapori buoni, disobbedienza, curiosità, vita varia, scoperte.

Katiuscia chiede di tornare a casa, riferisce che la picchiano, che le danno medicinali che la famiglia ignora. Anche quando è stata portata in ospedale per un malore, la madre ha dovuto aspettare fuori.

Vaiana e Almerio raccontano i loro malesseri in comunità. Vaiana vede la mamma avvilita, le dice: “Non ti preoccupare, dopo tutto andrà bene, ci rimanderanno a casa… stai tranquilla mamma”. Gli operatori presenti ascoltano impassibili.

Tra i punti del “luogo dei bambini” c’è anche la commozione, c’è la tenerezza dei piccoli che proteggono i genitori e li consolano. Non c’è incontro possibile con l’Istituzione e con i suoi metodi avventati.

Il sospetto è che ci sia un luogo dei punti del denaro pubblico che non permetta altre scelte. Oppure un luogo dei punti che contempla altri progetti sui bambini sottratti. Ma non vogliamo vedere tutto nero. Vaiana ce lo insegna. Il 4 Marzo è prevista la prossima udienza. Speriamo che il clamore di queste storie, sempre più numerose, faccia tornare la Giustizia sui suoi passi.

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Queste storie devono essere raccontate, perché la verità non può essere archiviata.
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