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Allontanamento minori La storia di Luana e dei suoi tre figli

Allontanamento minori, la storia di Luana e dei suoi tre figli

di Redazione Playmastermovie

Allontanamento minori, quando le istituzioni entrano nelle famiglie fragili. La storia che racconta Luana, mamma di tre bambini che per ben sei anni hanno vissuto nella bufera, è simile alle altre decine di storie che raccogliamo. I dati si somigliano, c’è un denominatore comune: famiglia fragile, genitori in conflitto, istituzione che interviene in modo tutt’altro che amichevole, pressioni, giudizi che partono senza essere suffragati da fatti, assistenti sociali ostili, giudici poco solerti, invadenza delle forze dell’ordine, lungaggini burocratiche, errori, bugie.

Cerchiamo di delineare le criticità di un fenomeno che da anni si è pericolosamente diffuso evidenziando sempre lo stesso meccanismo ostruzionista che non spiega le ragioni, non accompagna, stronca. A meno che non si voglia dar credito alle illazioni di corruzione del sistema nell’aver ideato una prassi di reclutamento di bambini e bambine da utilizzare per scopi indicibili.

Così Luana racconta di essere stata destinata ad una casa famiglia col suo primo figlio per proteggerla dal marito, un uomo con una diagnosi, allegata agli atti, di “sindrome ossessivo compulsiva con tratti narcisistici”. Potrebbe sembrare una protezione se non fosse che Luana si accorge di essere incinta di un nuovo compagno. È questo che fa sì che venga dimessa da sola e che il bambino venga collocato presso il padre.

Segnali ignorati

Il piccolo racconta che al padre piacciono le armi, la guerra, le violenze. Infatti dice alla madre: “Amo la guerra”, disegna armi, morti ammazzati e sanguinanti che gli operatori negli incontri protetti vedono. Ma minimizzano: “lo fanno tutti i padri con i maschietti”. Salvo poi nelle udienze evidenziare giudizi contrari alla madre, vaghi ma pesanti. Perché? Così, senza motivo perché non lo spiegano, non ci sono fatti provati.

L’ istituzione si comporta come Saturno che divora i suoi figli ma sforna ad hoc protocolli, diagnosi, relazioni, ipotesi di trattamenti terapeutici. Così nasce il secondo bambino mentre il padre, gravemente ammalato, muore dopo averlo visto pochissime volte. Una nuova preda da destinare al processo per sfiancare le energie residue di Luana. Un’altra donna immolata alla legge, al potere degli assistenti delle case famiglia, degli operatori.

Allontanamento minori e sospetti irrisolti

Le storie si ripetono simili e rivelano l’intenzione di indebolire i genitori e le famiglie per usare i bambini. A che servono i fatti se, con giudizi vaghi ed aleatori ma ben piazzati quando necessario, i figli restano lontani e le madri, ma anche i padri a volte, tollerano l’intollerabile nella speranza di poter tornare in una condizione naturale?

Il sospetto è legittimo: la legge a cosa serve se tanti avvocati si arrabattano per anni con consigli legali, procedure, bolli e firme senza risltato? Come bisogna leggere questi fatti che, dal punto di vista legale, non si risolvono ma si complicano sempre di più? Se la legge non scioglie, non risolve, come si deve agire, con quale metro bisogna vedere la nostra posizione rispetto a questo? Su quali fondamenti dobbiamo dirottare le nostre energie per sostenere i diritti delle famiglie? Oltre all’indignazione spontanea, con i versi ribelli di poeti che hanno conosciuto il mondo.

Luana ha dovuto cambiare avvocato perché il primo consigliava di accettare passivamente l’affidamento del piccolo al padre perché “se si alimenta la conflittualità, visto che il padre è così com’è, significa portare il bambino direttamente ai servizi sociali”. Come se fosse colpa sua, come se si dovesse obbedire quando vengono sovvertiti valori morali ed umani.

Se l’udienza in Corte d’Appello è stata rimandata otto volte dall’aprile 2025 al 29 gennaio 2026, ed il giudice ha eccepito che non è stato fatto tutto e che bisogna “rivedere tutto”, questo prezzo dell’ignavia e della scorrettezza di chi si è occupato della vicenda, chi deve pagarlo? Luana ancora? I suoi bambini che nel frattempo sono diventati tre?

Costi, attese e paure

Se esistono centinaia di situazioni simili e dolorosissime che non si risolvono se non dopo aver spremuto le casse dei comuni (Per Luana e il figlio venivano versati 375 euro al mese e cibo era scarso e di pessima qualità; la qualcosa trova riscontro anche in altre testimonianze). Se non si dà importanza al comportamento ambiguo degli assistenti sociali, se non si prendono provvedimenti perché le persone vengano trattate con equanimità, maturità, compassione, nell’interesse di ricomporre il nucleo familiare, dovremo tutti continuare ad usare i mezzi di difesa che lo stesso sistema ci fornisce e che vengono di volta in volta offuscati, modificati, vanificati dall’arrugginimento di un meccanismo distorto e criminale?

Oggi Luana, in attesa di conoscere le decisioni del tribunale e nella speranza di trovare comprensione ed un aiuto concreto, vede i suoi figli per quattro ore al mese in incontri protetti. Il più piccolo ha conosciuto i fratelli nel parlatorio. Luana dice di avere paura che possano farle ancora più male. Teme che quando il piccolo andrà all’asilo possano portarlo via di sorpresa, senza che lei possa difenderlo, con personale addetto e carabinieri in divisa. Lo dice piangendo: “Fanno sempre così”.

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